privato rinascimento

29 Luglio 2011 Lascia il tuo commento

privato rinascimento

“Ma scatta il momento e mi sospinge ad un esame vasto e rigoroso di me stessa in relazione con le trasformazioni che definiscono l’essere umano per quanto si possa definirlo. Suona l’orologio che inizia una misura di ore che mi sembra un segnale.” (Maria Bellonci ”Rinascimento privato”. Mondadori)

L’inizio è una stimolazione degli occhi che registrano la sensazione visiva delle parole sulla pagina del libro. Si realizza una idea nella fisica della biologia cerebrale che è immagine più ricca e indefinita del concetto chiaro della successione degli eventi suggerita dalla lettura delle parole che secondo una sapiente organizzazione sintattica della frase hanno modulato il pensiero. Questo inizio che ‘scatta’ non scorre e non ha estensione e non ha le qualità del ‘tempo’ come ce lo si aspetta. Il tempo cui dà origine è in realtà il chiarore dell’immagine che prima non c’era. Il tempo cui dà inizio è la luminosità insita nella immagine letteraria delle ‘trasformazioni che definiscono l’essere umano’ che possiamo concepire come condizioni successivamente differenti dell’attività della mente. Trasformazioni di una funzione sempre ‘diversa’.

L’immagine dell’inizio è stabile e luminosa. Tutto è appena avvenuto ed ora il tempo mette in atto più che lo scorrere inarrestabile il proprio differimento tumultuoso. Il tempo avviene nel tempo ed ha natura di pensiero. Differisce da un fenomeno cronologico legato alla metafora spaziale di una assennata disposizione di oggetti e della loro ragionevole distribuzione in una fantasiosa scenografia. L’immagine dell’inizio è stabile e luminosa. L’inizio non è tempo. L’origine è folgorante. Scorrere è differire la stessa folgorazione. Non ci resta che vivere e vivendo cadere ai piedi della collina del tempo crocifisso e piangere la morte del figlio della divinità: il tempo oggettivo fuori di noi diventa pensiero e si ricorda di sé quando una ulteriore immagine produce il chiarore della trasformazione. Che ripropone la nascita che è l’inizio del tempo e del pensiero.

Cascata di fuochi di artificio sulle terre delle proprie origini l’uomo ha la parola ‘immagine’ come centro e fondamento della propria vita che trova l’invenzione dell’atto mentale che è idea suono e scrittura. L’immagine è la ‘natura’ del tempo. L’uomo ha la propria nascita sotto la volta del cosmo. Durante le amorevoli pratiche ostetriche capaci di distrarci rapidamente dal buio accogliente per portarci al cielo la trasformazione fisica della biologia del feto realizza la vitalità che consente l’immagine quando l’energia senza vita della luce colpisce la siepe delle cellule retiniche. La vita mentale è costituita di una non finita serie di differenti disposizioni e di una varietà di alternative coesistenti la cui misura è espressa dalla specie dei numeri irrazionali.

Il linguaggio non può avere natura ed oggetto differenti dal tempo. Spinge dilatando e premendo i confini immutabili ed invincibili  della propria epifania. Si costituisce continuamente nel gioco che abbraccia l’ immagine dalla quale si origina. Siamo rimandati tutti con attenzioni impensate al silenzio che precede le parole che rimane indicibile e costringe a parlare fino alla fine. La nostra stessa vita è costituita di una non finita serie di differenti disposizioni e di una varietà di alternative coesistenti la cui quantità è nella misura di un numero che non si arresta. Siamo creature caparbie in grado di descrivere le nostre medesime condizioni di esistenza dicendo (dunque avendo scoperto) che tutto deriva da un inizio dove realtà materiale della biologia e realizzazione fisica di pensiero sono incomprensibile fondamento e inespugnabile motivo.

La vita mentale è costituita di una non finita serie di differenti disposizioni e di assai varie alternative coesistenti in un numero di specie irrazionale. Le cifre che misurano il valore e il volume dell’immagine hanno espressione di numeri della stessa natura. Il numero irrazionale che non ha fine pone più l’idea di una coesistenza ‘impossibile’ che il tempo ragionevolmente e disperatamente necessario alla conta delle cifre: perché al centro del pensiero sta l’immagine. Il non finito dell’immagine se associato per un tratto all’infinità presunta dei decimali del dolce ‘pi greco’ pone di fatto una serie di problemi non previsti agli incauti attentatori della ‘irrazionalità’.

Il non finito del numero irrazionale dice che ci vuole la sconsiderata identità d’esseri umani per essere certi  che non basterà il tempo della nostra vita per appropriarci di molte cose che tuttavia abbiamo saputo pensare di cui siamo certi e che serbiamo.


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