pesci nelle orecchie sono immagini preverbali

21 Maggio 2015 Lascia il tuo commento

Niente di nuovo. Già, se non uno di quei geni: imprevedibili, inaspettati. I pesci nelle orecchie potevano essere stati deliri. Una crisi a causa di un disturbo da stress post traumatico con crisi dell’identità di difficile classificazione. Capita. Purtroppo non si evita tutto come si vuole. Poi sono venuti via di mente quei pesci del delirio. Sono emersi nuotando sul foglio: potere terapeutico della scrittura ma invece si scrive solo dopo che si è capito e si scrive solo ciò che si è capito. Si è guariti se si è guariti non altrimenti. Io resto per il resto in croce sui tetti della tua città di luce. La luce del sesto piano di casa tua dove veniva giù il sonno con i tuoi amori profumatissimi di vino bianco e di sigarette. Ahi mi amor. Mi bastava niente a svegliarmi stanco giù per la città. Non era mai abbastanza la stanchezza mai. La stanchezza è stata la mia felicità che rotolava per le strade dai quartieri periferici all’ansa d’acqua che allaga il centro e riflette il cielo con pochi cigni in mezzo. Abbiamo conosciuto una stanchezza differente noi quando eravamo con te da te. Difficile ora dirsi no che non andava quello. La felicità che deriva da una bugia è felicità come tutte le altre felicità. Puoi criticarmi se avrei voluto che le bugie piene di regali nelle tue mani forti legate alle sue mani fossero continuate? L’amore può continuare. Andate pure avanti. Io resterò qua sullo sfondo di bugie. I pascoli di Manitù dei riposi. Erano mocassini sulla neve. Piume i capelli il freddo estivi il fiume i sudori delle passeggiate. Un mondo per vecchi allegri distratti. Ma questo è che la vita dopo porta una vita più bella. Andate pure avanti voi. Io so che gli amori non escludono ma includono tutti gli amori. Non sono né vecchio né depresso, sono in grande anticipo. Non porterete nulla a casa degli amori che si vogliono escludere dal resto. Lo sfondo di fiori e seta e vetro delle ville dei ricchi mi allietava il cuore perché era lo sfondo delle passeggiate a parlare. Venga pure la ricchezza che sparge luce arancione degli attici sui miei e i tuoi capelli orlati di passione per la neve e le avventure. I miei amori disegnano la mappa della mia tristezza di essere stato sempre in anticipo. Non capivano. Io non ho mai scelto, per me potevano restare. Ma non si può volere che sia come si vuole. Non sono mai riuscito a vedere realizzato nei fatti quanto sono certo che sarà realizzato e che ho intuito non possibile ma indispensabile ed inevitabile. Ma torniamo a noi, ai pesci nelle orecchie allo sciabordio che il nuoto dei pensieri indefiniti fanno come messaggio divino di parole nella mente: comando di alienazione o profezia di premonizione. Io so che vinci tu con me. E tu grande meraviglia sei domani e sei anche quel sorriso beffardo: ed ora forse io sono in ritardo. Perché per essere sempre in anticipo ci vuole una grande forza. Non ero impreparato se l’amore si veste come una promessa ma io sono stanco che debba sempre escludere ogni altro amore. Ma l’affettività non si arresta mai. Legata alla vitalità della nascita porta via tutto con se. Dunque tu vai pure avanti io tengo lo sfondo. Nella tua mente non lasciare che mi perda come mai è accaduto. È tempo ora. La tua giovinezza è di per sé variazione saliente. Tu sei il pensiero che nasce continuamente dallo stimolo dell’immagine interna in assenza di figure percepite. Tu sei le molte sigarette che non affannano. Sei la coscienza nel sogno che diventa attività mentale del risveglio. Prima della coscienza vigile che arriva insieme alle tue parole nella lettera: “Sai – mi scrivi- non passerà molto che io torni al nostro mare.” E io non so perché improvvisamente viene giù tutto come una vita nuova che torna e una vita nuova che va via. “Torna.”


"torna...!"
e dopo ancora

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