patologia del potere e la cultura che diventa natura

13 Marzo 2016 Lascia il tuo commento

Basta con la ‘storia’. Deve esserci un presente cui dedicarci che ripudi gli albori. Che volga le spalle al sole inventandosi l’oriente non geografico con una capriola metafisica.

Il calore alla schiena saranno nuove ali. Ci si farà tatuare l’ombra di un velo di nuvole che ci ammanti dal collo verso i fianchi.

Perché? Perché il ricorso alle vicende passate, la loro esatta interpretazione, la verità storica… non sembrano ormai altro che esercizi di tardiva saggezza.

Una società civile non deve invecchiare con giudizio. Non deve orientarsi ad una ingravescente temperanza.

La storia tramortita dal conformismo sì, essa riflette una congerie di tabelle prescritte, parametri di giustizia che inseguono le attuali diseguaglianze riproposte tutt’ora con cinismo.

La storia, con le sanzioni della verità tardivamente restituita, ci insegue da troppo lontano e le attuali malefatte restano irraggiungibili ed insanabili da coloro che aggiustano soltanto il passato.

Così la cronaca irride la memoria.

Ogni governo democratico ha comitati e commissioni per ripristinare il vero verso degli eventi e sapere di quale stortura siamo figli.  Quali sofismi saranno più adatti alla convivenza con le torture e le prigionie che orientarono le cose verso quest’oggi e che quest’oggi ripete con assillante impegno.

Ma il fatto è un’altro. È questo: qualunque società non può prescindere da una propria antropologia. E questo presente culturale ha evidentemente scelto una propria visione dell’uomo utile a tollerare storia e presente immutabilmente uguali.

La storia, nella teoria dell’uomo che viene fin qui suggerita, è un rituale di peccato inevitabile e lussuosa penitenza.

Non si sa se le cose vadano come vanno perché l’uomo è quel che è. O se vengano indirizzate per certi versi perché alcuni uomini vogliono che si pensi ad un certo modo dell’essere uomini.

Gli storici volteggiano come avvoltoi a pulire le carcasse dei danni che il realismo impone e legittima.

La democrazia cui veniamo indirizzati è POSTUMA.

La storia sembra sapere dove avrebbe dovuto stare la via giusta la parte più umana la decisione non più cinica? Bene, allora ci sia regalato un Ministero della Storia.

Che edifichi la storia già da adesso. Che dica cosa fare perché non ci si debba vergognare. Che i professionisti del passato, tra cent’anni, possano soltanto, annoiati da tanta giustizia, applaudire l’oggi.

Oppure ci vengano evitate la riflessione il ricordo e le lezioni da trarre da testi sgangherati di percosse e invasioni trascorse.

Se non si sa volere un minimo di decenza, non si può neanche fidarsi che gli storici che ora si formano potranno davvero proporre in futuro quando giudicheranno le epoche trascorse, criteri che riconoscano senza dubbi la dignità.

Perché cosa è la dignità quando la cultura del realismo costringe a pensare inevitabile derogare alla dignità medesima con diplomatica furbizia?

Sarà che faccio un mestiere antico che oscilla tra genesi dei pensieri e ambiguità delle parole. Tra certezza del sentire inconscio e incertezza di diverse soluzioni logiche proposte dalla ragione come medicamenti del cuore.

Non so con chi posso cercare di capire se è verosimile che affetto e onestà sono le espressioni ultime dell’intelligenza. E che senza essere intelligenti non si potrà mai essere onesti e affettivi. (*)

(*) (….ed è per questo che incido con tratti più scuri questi miei pensieri che sono -per adesso ma da troppo tempo- domande senza risposta…)

Se non potrò mai avere risposta devo dire ugualmente -pur amareggiato e per adesso innegabilmente sconfitto- che i disonesti sono stupidi.

Devo dire che il potere è ambito da persone banalmente poco intelligenti. E che è gestito da persone che, tra coloro che al potere ambivano, erano e sono restate le più stupide sempre.

Devo dire che le persone che tengono il potere sono le più adeguate alla necessità di imporre a tutti la loro banalità, la loro stupidità, la loro modesta prospettiva antropologica, la loro privazione affettiva.

Voglio aggiungere il peggio: che quelle persone -che ebbero concesso il potere di essere sempre ugualmente anaffettie e stupide- poiché avrebbero dovuto mantenerlo quel potere, furono scelte tra coloro che erano di già in privazione di dignità che ne garantisse l’arroganza permanente.

Si capisce che tutto quello era stato necessario perché quelle persone devono saper rimanere, dopo la loro incoronazione, senza regole: in un tempo buio che con la loro opacità etica e la loro anima nera dovranno continuare a depredare di ogni luce.

Nessuno escluso.


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