nucleare

10 Giugno 2011 Lascia il tuo commento

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Esistenza dell’anima e inesistenza dello spirito. Potrebbe finire qua. Non è una necessità andare oltre, continuare. Starei a passare il tempo e verificare l’esattezza di due proposizioni distanti anni luce. Potrei godermi il sole e le attese per una volta sgombre di aspettative. Nella esattezza della duplice proposizione riposerei le braccia come sui braccioli della poltrona azzurra. Avrei un amore a sostenermi che non c’è stato. Avrei quello che sognavo. Esistenza dell’anima inesistenza dello spirito: è l’ascolto delle sirene per chi può capire. Potrei restare a fotografare il mio soggetto preferito, il regno celeste che è fatto di acqua e luce, le nuvole attraversate dall’aria e dalla luce che nascondono le leggi impeccabili della fisica della rifrazione, ammassi variabili grigio-azzurri, campi incolti di trasparenze dal grigio al blu al nero che manifestano alla mente sveglia e ad ogni ora del giorno inarrestabilmente – se si ha la pazienza ribelle di cercare in ogni modo di legittimare con il linguaggio la forma da sempre del mistero  della vitalità – il disegno tridimensionale del silenzio appeso al cielo: la forma della fisiologia nascosta nella materia di quanto sta all’origine della specie umana come realtà rombante di una trasformazione dello stato fisico della materia cerebrale alla nascita: quanto poi resta per tutta la vita nella fisiologia del sonno senza sogni. Forse nel coraggio del desiderio sempre rischiosissimo come si sa.

Esistenza dell’anima inesistenza dello spirito: è l’ascolto delle sirene per chi può capire allora si deve cominciare ad aggiungere in uno sforzo assoluto che è falso e cattivo dire della forza delle certezza perché le certezze rendono fragili gli esseri umani perché la materia da cui nascono i pensieri costringe alla autoriduzione di riproporre sempre il progetto della propria consistenza come persone: per questo molti cercano il potere ed uccidono per tenerlo. Per la fragilità delle certezze e dell’erranza esiliata necessaria alla permanenza della dignità del pensiero. Ogni mattina un atto di rifrazione degli sguardi svegliati attraverso nuvole polverose di luce nelle stanze. Il canto delle sirene: “… Dai, gira il volto di qua e di là nel mondo delle certezze della luce umida del cielo e nella trasparenza ingannevole quando certezza della fisica e poesia della trasparenza costringono ad una necessità di pensare quanto ritenuto non vero e dunque non reale: una fisiologia di un pensiero inarrestabile che potrebbe al limite diventare che la realtà non si deve confondere con la verità. Che la realtà coinvolge il tempo in una relazione in cui c’è un compromettersi definitivo trai due: c’è una realtà per chi può capire la gloria dell’evidenza e poi l’attesa e poi sapere che questo non potrà mai essere ritenuto del tutto necessario come se si volesse affermare che una certa cultura è fondata sull’affermazione implicita che la realtà è facoltativa. Prima l’attenzione alle alterazioni della modalità conoscitiva. La pazienza ribelle per cercare in ogni modo di legittimare con il linguaggio la forma da sempre del mistero  della vitalità – il disegno tridimensionale del silenzio appeso al cielo. Senza dubbio l’esistenza dell’anima si fonda sulla certezza della natura di irrealtà dello spirito.

Osservavamo insieme le nuvole ( è un’immagine da non tradire )  cioè le modalità tumultuose della variabilità con le quali si mostra la chiarezza della confusione culturale che non sa distinguere nelle cose del pensiero la realtà delle azioni della vita mentale dalla verità del giudizio che vorrebbe una permanenza di idee per sempre.

In alto oggi l’acqua si ammassa nel regno celeste io guardo attraverso uno scorcio di canne perché mi sono piegato per unire terra e cielo in un campo visivo che ha l’asse obliquo dal basso in alto. La natura è senz’anima e il movimento degli esseri umani nella natura sgraziata e occasionale rimette le cose a posto e secondo questa certezza affrontiamo la realtà senza la verità allora si sa camminare e sorridere nella disumana solitudine dell’irrealtà dello spirito, e, per quanto mi riguarda, opporre a quell’isolamento nel mondo divino la solitudine della chiarezza con la quale si manifesta la confusione.

” La chiarezza con la quale siamo capaci di definire la confusione è la forma sostanziale delle scoperta scientifica…” – penso all’ombra del mondo di luce ed acqua sotto la rifrazione torrida dell’afa prima della pioggia – “… è definizione di geografie sempre più accurate, sono le vie dei canti, le evoluzioni dell’uomo nel cielo dei variabili mondi quotidiani.”  Immagino la linea verticale che non arriva mai agli dei, ai luoghi dello spirito, immagino una colonna d’aria verticale dal ventre al cielo di quando resto solo coi miei pensieri e poi immagino la certezza di una linea non infinita, il segmento orizzontale della relazione che porta le figure del pensiero cosciente attraverso i fenomeni caotici del linguaggio che diventa suono nell’aria e si raccoglie addosso all’altro quando, non più solo, realizzo la conferma della presenza della divinità, l’anima non spirituale degli affetti di amore e di odio, la realtà del contenuto degli esseri umani.

Nel cielo si stagliano le sirene, ammassi di nuvole e i campi di grano infiniti delle infinite sfumature della trasparenza, che distanzia e separa le relazioni reali tra le persone dall’ombra minacciosa del mondo platonico irreale. “L’esistenza dell’anima e la inammissibilità dello spirito..” – esclama con coralità appassionata il canto della sirena – “..si basa sul rifiuto dell’esistenza di un umanità che stia fuori dagli esseri umani.”  La sirena rannuvolata vorrebbe dire delle forme di realtà che sfiorano i contorni percettivi della cose fuori di noi prima della affermazione della verità: “… vorrei dirti della bellezza della magia di quanto aspetta sempre, della resistenza nel tempo, fino a che si chiarisce l’evidenza della confusione, fino a che la vitalità invisibile rende chiaro che il nulla è irrealtà, è verità di una irrealtà…”

Noi siamo la realtà dell’affetto di una relazione seppure non riusciamo a dirci la verità, nell’affanno passionale di incontri in cui tutto sembra troppo, a causa della nostra difficoltà di comprensione, per la natura della realtà sensoriale che sconvolge la coscienza. Ecco com’è. La relazione tra le persone è realtà da difendere. Ecco com’è. Possiamo ripeterci la parola ‘amore’ o scoprire altre parole per l’elevazione allo scoglio delle sirene, osare la costruzione della scala per arrivare alle nuvole, e sfiorarle con le dita di una creatura diafana di sensibilità inimmaginabile cresciuta nel nostro  aspettare da sempre. Per qualcuno potrebbe essere stato umiliante aver cercato da sempre: ma la realtà della faccenda è che ci fu da un certo momento in avanti un rifiuto dell’eternità e quel rifiuto ci curava le conseguenze mortali della solitudine cui la confusione costringeva tutti. Penso così.

 


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