non si sa mai

28 Settembre 2010 Lascia il tuo commento
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Colonne due figure spiga

(la storia comincia che non fui capace di parlarti mentre andavi via forse pensai “…non posso….non posso….non posso” ma non mi venne in soccorso l’idea dello sciame elettrico di impulsi motori per rompere il silenzio con il suono nato dalle labbra che non poterono muoversi senza una corrente d’amore per te)

a proposito di carezze e parole l’idea di donna si compone e suggerisce alla mente maschile una possibilità di imbarazzo ulteriore

è l’imbarazzo che porta la mano via dalla tasca fino al suo volto per una carezza

poi domani il gesto diventa sogno ricordato al risveglio e il gesto rimasto nella coscienza come ricordo diventa un pensiero diverso

“…gli occhi chiusi … tornare a dormire…”

così la carezza che non era nella mano diventa il sogno di una foglia che cade lenta sull’erba proprio per sottolineare nel volteggio verso terra la natura della sua origine dalla trasformazione inconscia di un gesto senza preciso disegno

come lei quando volle abbandonarmi e voltando un poco il capo guardò dove non potevo arrivare

anche il gesto di voltare il suo bel volto l’ho sognato ed era una voce che diceva”…. la comprensione della velocità della luce…”

cioè il tempo entro il quale si compone la decisione inconscia d’esistere ogni mattina non morire ad ogni addio sopportare con forza la propria mancanza di decisione darsi tempo darsi tempo darsi tempo non si sa mai

e sapere anzi essere certi sempre che sempre la coscienza che tiene la conoscenza inconfondibile delle cose si trasforma e si perde nel passaggio al sonno e domattina il sogno non porta con sé gli strumenti della propria comprensione

avevo sognato la coscienza che terrebbe la conoscenza inconfondibile era una mano che restava lontana dal tuo volto e scriveva lieve e nervosa sul tessuto dei pantaloni

“….non posso…”

avevo sognato uno sciame di farfalle ed era il sogno di aver sognato che la mano scriveva non posso cioè mi suggerivo silenziosamente che avevo sognato la traccia corporea degli stimoli elettrici che sciamavano portando all’albero delle dita il movimento di scrivere ʻnon possoʼ

tantissime farfalle ma non infinite e “…poterle contare…” – pensai – “…è iniziare a dissolvere nella loro numerabilità la preoccupazione d’impotenza assoluta…”

“…non posso…” idea parola segno sognate insieme come sciami d’ali e brevi segmenti più scuri per assi di simmetria fecero per giorni il ricordo del sogno del conflitto

al risveglio il pensiero bruciava la frontiera anche se le farfalle attenuavano volta a volta il divieto rimodellando sotto il sole il profilo delle parole d’una proibizione con polvere d’argento tipica delle ali delle farfalle

certe notti sognavo il silenzio che diventava mutismo

altre notti il confine sassoso impercorribile tra secchezza e aridità

poi sognavo me che sapevo la fisionomia della sete

me che guarivo l’allucinazione che mi regalava la morte senza dolore perché confondevo la sabbia come fosse acqua

e poi sognai me che non avrei confuso mai più la sabbia con il miele sognai me che dunque non sarei morto

poi sognai che avevo sognato che non sarei morto il sogno era la frammentazione della frase ʻnon possoʼ

quando sognai la frammentazione della frase ʻnon possoʼ era il sogno di una carezza

e il sogno di aver sognato una carezza era un albero i cui rami salivano fino al cielo a uno degli apici dell’ellisse dell’orbita della notte

e il sogno dell’albero che saliva all’apice dell’ellisse della notte eri tu

ora ho imparato ad aspettare la sera per addormentarmi perché per sostenere i tuoi addii posso solo opporre l’odore della frontiera

il gusto tagliente di ferirsi appena con la sottile lama del tuo svanire

questa idea della sottile lama del tuo svanire non è mai stato un sogno ed ha lʼardore della mia sfrontata confidenza con la vita

la confidenza con la vita me l’hanno riportata i passi che disegnano la distanza da quei giorni ad oggi

so che non c’è il peccato nel pensiero degli esseri umani e il sogno che corrisponde a questo pensiero è un sogno dove scorrono i titoli di coda di una film bellissimo e io piangendo so solo leggere il tuo nome.

tra tanti che non so ancora decifrare

e questa difficoltà di decifrare quei segni sullo schermo è un sogno che sono idee di parole che dicono  ” darsi tempo darsi tempo non si sa mai ” e una voce fuori campo che dice che ci vorrebbe una donna a leggere queste stesse parole ed io nel sogno sono anche d’accordo.


un usignolo disobbediente e l’amore al condizionale
la sedia dell’olandese

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