noccioli di ciliegia

17 Dicembre 2011 Lascia il tuo commento

Procedevo sputando noccioli di ciliegie mature. un po’ colore vegetale un po’ sangue i frutti rossissimi sono eroi letterari.  è indigesto il nucleo psicologico che li motiva alla fine tragica a dimostrazione che le cose del pensiero romantico sono da subito rigide.

Conviene sputare il nocciolo dell’eroe e tenersi caldo in bocca il sapore variabile delle parole. i fatti causati in fila sono differenti dal filo di perle intrigato alle tue mani. la ragazza sensuale ha benedetto i miei ossetti di ciliegia. così tanto per cominciare scomparvero i reumatismi. e in più -intanto che seminavo la montagna di sangue – lei mugolava rallegrando con il suo misterioso motivo il destino.

Trasformazioni: si hanno perle da noccioli di ciliegie duri da rompersi i denti. scrivendo sento la tua lingua sul palato. accarezza le perle che lava invischia e fa profumare di whisky e nicotina. la donna che mi offre amicizia è una ragazza assunta nella pirateria dei muti savi. silenzio e furore.

È nella Cultura Corsara che si inquadra la storia della Ricerca Segmentaria Marginale. tutto quanto non capisci è per il  vizio che la letteratura sia metaforica. invece senti.

I faraonici errori nascosti al centro delle piramidi sono perle lucenti al buio. la reazione immunitaria tiene come calce il muro di mattoni. l’incomprensione  del non cosciente non sta nella sua oscurità. è che quella modalità di pensiero non è riflessione: è lingua su una perla.

La scienza in questo caso è riuscire a dire le cose letteralmente. calce masso di pietra e calce e sasso. senza stile. la mano dei muratori che si cela nella precisione non è uno stile è un metodo. e infatti si vede che l’uguaglianza di base non resta mai per sempre.

Gli amori pienano di diseguaglianti asimmetrie i lazzaretti le comuni le università e i parchi edificati sui punti meno inaccessibili delle cordigliere. si ha sempre bisogno di scabrosi sospetti. tu vieni adesso che ho rinunciato alla dittatura grammaticale.

‘vieni’: è il sogno che capita senza la pazzia della confusione tra sonno e veglia. io scrivo e ho tutta la responsabilità. leggere senza sospetto di altro è compromettente. ma quanto ci resta alla fine non è la morte come dicono: è una scrittura definitivamente anti retorica. una Grammatica Liberale Rivoluzionata. un essere disinteressato poiché la fine della alienazione sarà stata la corretta valutazione del plus valore.

scriverò molte volte ‘vieni’ e solo tu capirai che l’assenza della simbologia dei segni è rifiuto della prescrizione. poi capiranno altre ed altri. alla stazione centrale sopra le scarpe per correre e sui tacchi alti lungo i marciapiedi di fronte ai cinema. sulle scarpette da ballo prima dell’ingresso in sala. dove devi danzare la sinfonia della tua vita. come io devo scrivere letteralmente la realtà delle cose.

tu sei una perla tra lingua e palato che lo si voglia o meno. letteralmente liberata la parola riprende spazio. vorrebbe l’infanzia delle figure. letteralmente rischiarano la mente con la dittatura delle corrispondenze punto per punto.

così si dice sia l’amore. una foto per sempre. un indefinito ‘mai più senza di noi‘. un tempo presuntuosamente fuori. escluso -dico- da qualsiasi interpretazione. è il tempo in cui ‘vieni‘ e non si può dir altro che crei il mondo di adesso che non può essere che costante inizio. insistente ricerca.

in realtà avevo perduto le parole.


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IMG1280 il cielo sul tavolo del caffè
come hai sempre sognato

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