nel bel mezzo del giorno

7 Luglio 2022 Lascia il tuo commento

Quando d’un tratto, nel mezzo del giorno, ti arresti senza dire nulla e guardi nelle cose quello che resta -ora che le tue azioni su di loro sono sospese e il mondo non ha più nulla di interessante- io capisco che stai alimentando una realtà differente dalla presente composta di forme d’esistenzea variabili fuggevoli e aleatorie.

 

Nel momento in cui fai refluire il mondo nella pozza d’acqua dolce della tua muta immobiltà sei la figura di carne emulsione e vernice, seduta con aria svagata sul pavimento, che scoprii  alla mostra di pittura degli iperrealisti un giorno del secolo scorso e che mi aprì gli occhi per la sua grande presenza.

 

E cosi come allora, quando d’un tratto, nel mezzo del giorno, ti arresti senza dire nulla e guardi nelle cose quello che resta di loro senza i tuoi occhi a contenerle, mi figuro un idolo sopra le nostre teste che restano accostate e so che è in atto la nostra testardaggine di volere, per sempre, sfiorare con le mani ogni tesoro.

 

Così se nel giorno ti arresti senza dire nulla, e guardi nelle cose quello che resta, ora che le azioni sono sospese e il mondo non ha più nulla di interessante, come allora vedo bene oltre l’arresto, la trama delle azioni mentali che generano la sparizione che consente, con l’immobilità prestabilita, la creazione imprevista.

 

Da tanto tempo so che quanto raccolto o alluso nella parola psiche è l’attività mentale preponderante nella nostra specie.

 

Essa non si esaurisce alla ripresa del movimento e alla cessazione del riserbo precedenti.

 

Alimenta ingegnosi stupori, trascurate inquietudini, scandali,  prodigiose prodigalità e singhiozzi e agonismo. Finché attori e spettatori al Teatro delle Mille e Una Facoltà di Antropologia si arrestano di nuovo tutti insieme e resta deciso che il silenzio senza applausi della platea, e l’arresto senza recita in scena, sono un’intesa. Fanno una comunità.

 

La volontà cosciente non è un tratto di specie. Umano è l’altro pensiero. Potente. Compiacente, in genere: perché domina. Poi, se trascurato, prevedibilmente inquieto. Furioso.

 

L’azione umana si è voluta sempre lasciare uguale al rumore e agli spostamenti e al silenzio e all’inerzia da sempre presenti in natura. Sicché non si sa dire, nella cultura vigente, che il pensiero umano, quando sa immaginare di far sparire il mondo, può non impazzire e nell’immobilità e nel silenzio che genera anzi sa dare vita alla disciplinata condoscendenza dell’arte e ad ogni altra opera d’ingegno.

 

La TEORIA DELLA NASCITA* dice, altresì, della sanità della psiche. Dice che nell’essere umano, alla fine dell’inazione e del silenzio, si attua una funzione del pensiero che trasforma ogni generica AZIONE MECCANICA, (propria alla realtà fisica delle cose delle piante e degli animali), in MOVIMENTO.

 

(*)cit. Massimo Fagioli e la trattatistica reperibile.


il sogno, essere altrove
compagni di banco

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