mattinata neorealista del primo di luglio del 2011 sulla spiaggia di una località di mare.

2 Luglio 2011 Lascia il tuo commento

mattinata neorealista del primo di luglio del 2011 sulla spiaggia di una località di mare.

La bambina si è lasciata andare rapidamente al sonno, secondo la fisica dei corpi caldi, ai quali è congeniale il perdersi del pensiero in un mare di esasperata e rarefatta coscienza in seguito ad una condizione di massima esposizione alla luce.

Si accende il pensiero neorealista e mi rappresento i casermoni delle case popolari, le vie di una città deserta nella fornace estiva, una fabbrica abbandonata.

Questo giorno di sole intero ricrea tutto esattamente, secondo la filmografia in bianco e nero degli anni post-bellici e appena pre-ideologici. C’è del neo-realismo in questa mattina al mare, forse nelle mattine al mare c’è sempre del neorealismo, nelle nudità, nelle posture distratte, nel bello e nel brutto innegabili sotto i vestiti, in quelle confessioni dei propri difetti quando la spiaggia somiglia ad un fonte battesimale, e il colpo d’occhio è quello di una liturgia della confessione collettiva, in presenza del peccato di approssimative estetiche dei corpi , in un film girato senza attori professionisti: noi, disseminati qui ad abbronzarci, con il fulgore di una totale ignoranza gli uni degli altri. Di certo è neorealista l’ambito del ricordo sotto il sole, rimanere assorto come un  ragazzo di borgata – ladro, al bisogno – : uno che vive di espedienti e che oggi, infatti, per la propria imperdonabile imprevidenza, protegge il sonno di una ragazzina restando diritto al sole come un albero senza foglie.

Uno che potrebbe non aver mai finito di ripensare gli anni settanta, l’inizio della ricerca ( 1972 “Istinto di morte e conoscenza”) , il fantasma dell’ideale, perduto nel pessimismo – dopo la legge truffa del ’53 – a proposito della possibilità di una vittoria elettorale sullo spirito religioso propugnato come realtà umana dai cattolici. Uno che di malavoglia ha spesso accettato di sè – tra mille figure delle immagini del pensiero – quella di un ladro di biciclette, uno a cui, stupidamente, resta appiccicata addosso l’idea che la povertà ha una sua magia, che sono bellissime avventure i viaggi sulle corriere sgangherate per colmare la distanza tra Roma città aperta ed Aci Trezza. La magia di quelle atmosfere mi ha preservato dalla rabbia definitiva, dai manuali delle rivoluzioni armate. Intanto, immobile, cavalco il sole di oggi, sulla sella della tenda del sonno denso e profondo di una bambina. Per ripararla mi metto in piedi tra lei e il sole. La copro con una maglietta, un paio di pantaloni stinti, un lembo di un foulard dove la mia ombra non arriva. E’ un miracolo, volo via su una scopa da netturbino, in una mattina d’inverno: realtà del pensiero cosciente che, dopo la rivoluzione, viene costretta a realizzare l’immagine della potenza delle narrazioni poetiche del mondo, senza il delirio che confonde il sogno con la realtà.

Ritto a fare la sentinella, scrivo del perdersi del pensiero in un mare di coscienza rarefatta, perché la prolungata esposizione alla luce scioglie i contorni delle figure. Il pensiero è appena sufficiente a mantenere una postura vigilante, in una realtà che si è sciolta in una luce eccessiva, e non consente la percezione delle cose, la rassicurazione degli oggetti. Questa condizione di povertà essenziale, di testarda sopravvivenza del pensiero sbucato come una fontana di sabbia nel deserto di figure, somiglia alla cena frugale dei diseredati, alla messa in scena della danza alle feste degli emarginati. Tutta la mia vita somiglia al percorso romantico ripetuto ed allegro che chiamo ‘la ricerca sul pensiero umano alla nascita’ ( per via della più volte evidenziata scoperta del 1972 ): quel pensiero che prescinde dalle cose, perché la condizione originaria della attività mentale umana ha la natura di una realtà senza coscienza, che riposa sulla trasformazione della materia biologica in una condizione vitale, specifica, che avviene nel feto in prossimità della conclusione del parto: al primo stimolo luminoso, proveniente da ‘fuori’, l’incendio delle sostanza cerebrale è definitivo e invade il mondo. Si nasce realizzando la fisica dei corpi caldi, ai quali è congeniale il formarsi del pensiero come un mare di generalizzata e rarefatta fluttuazione energetica, in seguito alla fulminea attivazione della retina per l’esposizione del feto alla luce.

” La presenza di scene realistiche che non hanno alcun nesso con la storia raccontata, le panoramiche sui luoghi reali e sulla gente comune, determinano in maniera palesemente evidente un grande stacco dagli stilemi del cinema classico.” (il neorealismo cinematografico) Il neo-realismo è nuovo perchè ha quel modo di trattare la ‘realtà’ lontano dagli stilemi, ha talvolta anche il coraggio di proporre il sogno e l’ideale povero della speranza come un aspetto magico e tragico, critico e/perché onirico. Per questo, forse, è legittimo che stamani sotto l’assoluto del sole – insieme al particolare e contingente di nudità differenti e solo approssimate all’ideale classico della bellezza dello stilema apollìneo – sia scattata la trappola che mi imprigiona il piede nelle città della distruzione e della ricostruzione, dove si svolgeva la lotta dei narratori dell’immaginario collettivo i quali, forse, avevano percepito l’opposizione ( prima del 1972 non si può parlare di ‘rifiuto’ ) contro il fascismo sotto forma di una serie di rappresentazioni differenti della realtà. Insomma un (nuovo) realismo, possibilità universale e specifica del pensiero umano quando non è più pensato esclusivamente come narrazione e poi riflessione cosciente .

Se dunque nella citazione sostituisco “gli stilemi del cinema neoclassico” con “la descrizione della realtà degli esseri umani secondo l’esclusiva percezione cosciente della realtà del mondo circostante” è possibile giustificare la mia attuale presenza distratta sotto il sole, al cospetto della ragazzina che dorme, come una messa in scena nuova e magica, in cui la realtà delle cose viene trascurata, per l’imposizione di forme di rappresentazione assolutamente fuori contesto, ma non scisse dal reticolo succoso degli affetti suscitati dalla stimolzione termica diffusa sul mondo dal sole che sta addosso a tutte queste persone sulla spiaggia.  Se si vedesse, nel sonno denso, la materia del pensiero, potrei sperare di mettere assieme: – la speranza neorealista di fondare un umanesimo degli emarginati attraverso la poetica della rappresentazione artistica di classi popolari forti, – la mia assoluta insignificanza di attore non professionista tolto dalla strada stamani e messo qui sul mare a far da palo all’audace colpo di sonno di una ignota ragazzina, – la scenografia nuova del pensiero in questo lucente abbagliare del sole che fa tutto bianco e nero togliendo ogni tridimensionalità alla realtà e la trasforma in immagine senza figure, in ombre e luci appiattite, sulla ceramica ming che è diventato questo paese di mare.

Tutto  ciò che accade è solo la scena disegnata sul vaso di preziosa ceramica, che sta sulla mensola sontuosa del camino, all’interno dell’appartamento dei ‘signori’ nel quale siamo entrati per portarci via pezzi di produzioni artistiche, di cui non comprendiamo il valore, ma che svenderemo ridendo, in cambio di pane e companatico, per sopravvivere.

” Nel 1933 la rivista ‘L’universale’ (1931-1936) pubblicò il Manifesto realista, che chiamava la cultura italiana a dare il proprio contributo alla ‘rivoluzione fascista’, un contributo critico, cioè fatto anche di dissenso antiborghese, anticapitalistico, antiidealistico e dunque realistico, fuori della logica del concordato con la chiesa” (Realismo negli anni trenta e neorealismo)

Si vedesse la densità della massa compatta di questo sonno, che riposa ai miei piedi come una ragazzino appena nato che si è arenato su questa spiaggia, scriveremmo che questa bambina alle una di luglio -che dorme- è l’ultimo libro rimasto, l’unico da cui ripartire: che è ‘Istinto di Morte e Conoscenza’ che si pone tra realismo anti-idealistico e neorealismo materialistico e marxista. Poi potremmo fare un nesso con il silenzio del pensiero che, prima, è attività della vitalità della materia della realtà cerebrale umana, e, poi, pensiero verbale, figura e, solo alla fine, iniziativa di tracciare segni corrispondenti al suono del canto, delle parole, delle frasi, per concludere la propria fulminante vita nel silenzio e nel grigio delle cellule pensanti anche nel sonno senza sogni, quando il mondo esterno – dell’energia e della luce, dell’entropia e del tempo irreversibile nelle reazioni termodinamiche – sembra del tutto identico alla pulsazione degli stati fisici dell’attività bio-elettrica cerebrale per concludere che invece essa non resta mai uguale e al risveglio racconta tutto quanto è avvenuto nell’uomo nella turbolenza del sogno che la natura da sempre rimane a dormire e il sonno della materia umana genera i sogni, che i sogni degli esseri umani permettono loro di lottare contro la mostruosità di una materia della natura e del mondo animale che ‘genera’ l’irrealtà di eventi senza storia.

Il sonno denso e breve -presumibilmente senza i sogni della fase R.E.M.- della ragazzina mi suggerire un legame tra la massa attiva del sonno profondo che devo proteggere e le rappresentazioni linguistiche che possono permettermi di non pensare a quanto scrivo: per spingermi alla scienza medica del legame tra fisiologia della funzione cerebrale, vitalità specifica della nostra specie, immagine,  figura, ideazione. Segno artistico, grafico, linguistico e di scrittura.

Prima di fare affermazioni sulla bellezza, sulla sensibilità, sulla creatività e l’ispirazione, sulla perversione indispensabile alla creatività. Prima di dilungarci compiaciuti sulla evidenza del legame tra amore e morte. Prima di dire della animalità dell’uomo, della bestia che l’uomo tiene silente, prima di esercitare ogni mattina la violenza della confusione di una antropologia che non deriva dalla ricerca ma solo dalla ripetizione, prima di definire l’evidenza dell’istinto umano con un realismo razionalistico sospetto di fascismo. Prima e per evitare una incontinenza logica sulle presunte attività mentali umane. Non è del tutto incoerente, o è forse proprio di una incoerenza creatrice, ripensare ad un sonno ‘neorealista’, breve, denso, presumibilmente senza una vera coscienza di quanto si agitava al proprio interno: un mondo onirico da cui volava via uno sciame di sottoproletari a cavallo di scope: donne, ragazzini, operai senza speranza di emancipazione.

Penso ad una montagna che mantiene il calore sùbito sopra le foglie del terreno, sopra le tane degli animali, penso in essa le vie degli orsi tra gli alberi, penso la scienza sulla nascita, l’immagine il pensiero il sonno e il sogno di cui deve essere ripopolata la scienza della storia degli esseri umani. Ricordo certe frasi che ripeto a memoria e posso sbagliare l’esattezza della dizione ma non la certezza della musica delle opposizioni e delle rivoluzioni:

“Da sempre chi non è bambino, chi non è donna, chi non è operaio domina su chi è bambino donna e operaio. Da sempre il ‘non essere’ domina l’essere. Tutti lo sanno. E tutti tengono ben nascosto il proprio io.” ( M. Fagioli in Istinto di morte e Conoscenza ). La ricerca non è mai finita.

Stamani al sole, mentre vigilo sul massiccio centrale del mondo che è il sonno di questa bambina, mi illudo sulla magia di certi capolavori neorealisti -che la nudità delle persone sulla spiaggia mi ha fatto venire a mente- che si opponeva al realismo della rivoluzione fascista senza la necessaria potenza di immagine che avrebbe dovuto rendere il fascismo irripetibile.

Nella cultura ufficiale niente si è trovato – tanto meno nella cultura di una inefficace e compromissoria opposizione parlamentare democratica di una sinistra senza teorie sulla natura degli esseri umani – che ci portasse fuori da quella contrapposizione. E allora bisogna comunque chiederci, pure dopo quaranta anni dalla scopeta della nascita, quanto la definizione del pensiero senza coscienza proprio del primo anno di vita può essere sottratto all’attrazione del misticismo irrazionalistico, senza cadere nel realismo antiborghese anticapitalistico antiidealistico e anticlericale che è -sarebbe- di nuovo comunque fascismo. Quanto si è capito che il pensiero del primo anno di vita non è ‘inconscio’ nel senso di un pensiero con ‘difetto’ di coscienza? Quanto si sa di esso pensiero e delle sue qualità? Non basterà definirlo mostruoso incomprensibile pericoloso imprevedibile infantile diabolico eversivo destrutturante. Non basterà fingerne l’assimilazione ad una qualità animale.

Il sogno neorealista di una mattina del primo luglio del 2011, in un paese sul mare, suggerisce che non c’è sovrapposizione tra coscienza e identità. Alla definizione e all’accertamento dell’identità umana sono necessari gli approfondimenti e la rifondazione in qualche caso dei termini corrispondenti alle idee di: vitalità, immagine, nascita, figura, segno, linguaggio, scrittura, pensiero del primo anno di vita. E’ indispensabile chiarire che l’assenza di coscienza nell’attività mentale di quel primo anno non significa assenza di soggetto.

Ho pensato: sarà per questo che faremo una festa con i musicisti che fanno una ricerca: perchè poteva e doveva capitare che la scienza medica si fondesse alla ricerca sulla fisica del suono, che esalta l’estetica di una comprensione che è recettività, e che è forse anche ‘guarigione’ del pensiero: una ritrovata capacità di una presenza che è ascolto che non si esaurisce nella normalità funzionale dell’apparato uditivo. Ma in moltissimi anni della ricerca sono certo che non tanto la musica e la scienza medica possono essere cambiate, e che forse si è trasformata -con una sfida di massima superbia- l’immagine dell’artista stesso, l’mmagine stessa del medico.

 

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