l’incavo della mano e quello che non siamo più

5 Luglio 2011 Lascia il tuo commento

l’incavo della mano e quello che non siamo più

Incapaci di sognare aggiunsero un balletto alla storia. Due, donna e uomo vestiti di bianco, totalmente senza sesso. Ora se ne ride, ma fu una tragedia anche per noi che non sappiamo di che cosa stiamo parlando. Ballavano, uomo e donna, coscienza e inconscio nell’impossibilità d’amore. Ma il pensiero inconscio non è definibile come pensiero ‘in difetto’ di coscienza. Neanche si sa per quale motivo fossero assegnati alla coscienza -nelle saghe del potere culturale- così imprevisti attributi. Così capita di trovarsi alle prese con  errori conoscitivi, culturali, con il peccato di presunzione quando scopri che avevi proprio preso una cosa per un’altra.

Due senza sesso, vestiti di bianco candido splendente, di lino appena uscito dalla tintoria. Quel passo elegante, ricco di compiti da svolgere, quelle figure tutte arricchite, tutte dovunque arricchite, sulle gambe sulle braccia, belle, a danzare eleganti nell’aria un centimetro sopra il terreno secondo quanto appreso nel Manuale Vivente di Sopravvivenza e di Presenza Scenica, dai maestri nella Accademia di Riscoperta della Soavità, all’ Università del Ballo Narrativo. Non eravamo del tutto digiuni di tutto questo per via che eravamo stati anche noi ai Licei degli Apparati Scenografici, ai corsi del Giusto Movimento Delle Masse. Non bastava però.

Comunque è un dato. Pensavamo più o meno così: abbiamo qui due senza sesso, come parole vicine, che si confonderanno perché non si è voluto saperne di aumentare la conoscenza. Due soggetti ambedue pigri, indolenti, accidiosi alla fine. Che hanno voluto mantenere una condizione esclusivamente poetica senza piegarsi a sapere di cambiare certe parole, per ristabilire una differenza che togliesse la confusione. Se i suoni di due parole differenti sono differenti anche l’immagine è differente: uomo e donna suonano proprio diversi. Ma loro no, ballavano estranei a loro stessi come Manuali Viventi a Disposizione dei Semidei.

Incapaci di sognare, i registi nell’ora di chiusura -quando le maestranze non erano più presenti- eccoli a inventarsi una toppa con la scena del ballo: una toppa: così apparve a noi che d’altra parte, a tutt’oggi, non sappiamo neanche ciò che stiamo dicendo: che infatti non siamo ancora stati in grado di spiegare per quale motivo siano continuamente assegnati alla coscienza -nelle saghe del potere culturale- così imprevisti attributi. Logica e consequenzialità. Affidabilità e prevedibilità. Soprattutto, pretesa indecente, la verità. E loro avevano messo il balletto come fosse una forma poetica, un inciso musicale, il massimo, devono aver pensato, dell’azzardo. Viene da piangere, a guardarlo.

Il ballo nel mezzo della storia non ha nulla di magico e di romantico: è semplicemente un abuso. La verità è anch’essa un abuso ma non sotto forma di balletto, di scena di seduzione, di seduzione priva di sessualità. E così quei due ballavano ed il film andava in pezzi sulla pista da ballo. La verità non ha nulla di eroico e neanche di poetico, come si può notare. Così il film andava in pezzi mentre, assenti le maestranze, i due ballavano in maniera aggraziata e secondo i manuali ma senza un briciolo di sesso, un grammo di realtà. Non si sa come sia accaduto che la verità abbia assunto la fisionomia di un gesto mentale da guerra di liberazione. Ci sono persone incapaci di sognare, questa è una verità evidente e che c’è di eroico?

Ci sono alcuni che mettono dei balletti nel mezzo della loro vita senza sessualità. Farciscono la loro vita di enfasi, di seduzioni probabili per via dei lustrini sulle cuciture delle loro striminzite giacche da toreri, o certe tute attillate da ballerini. Per quanto noi non sapessimo neanche a cosa stavamo prendendo parte, là nella platea del teatro del Cinema della Ripetizione degli Eventi Fondanti il Periodo, il film andava in pezzi. Il Periodo rovinava a terra assai poco eroicamente ed era il sentimento, a prenderne atto: c’è una verità in assenza di coscienza, si chiama dolore: dolore non è l’unico modo di acquisire la verità senza che se ne prenda atto con coscienziosa disposizione.

Reagimmo, per quanto non sapessimo bene a cosa stavamo prendendo parte. Scrivemmo, scriviamo ancora, non smettiamo di scrivere e sappiamo che c’è un sacco di vitalità nelle lettere maiuscole: scriviamo Cinema Della Ripetizione degli Eventi Fondanti il Periodo come se le lettere maiuscole, all’inizio delle parole, donassero loro una profondità, una divertita complicità con chissà quale storia. Gli Anni e i Giorni in cui accaddero gli avvenimenti in questione, i Mesi di quegli Anni, diventano luoghi speciali dove riporre per sempre le cose che accaddero: accadde che eravamo pieni di meraviglia adolescenziale perché le cose erano, come poi si sarebbe detto da tutti gli educatori, davvero più grandi di noi. Non è che sia mai una bella conclusione che le cose siano più grandi dei soggetti coinvolti negli avvenimenti e la verità, come si può ulteriormente notare, è modesta, poco affascinante, soprattutto non è rivelatrice.

Scoprimmo che i due in bianco ballavano senza nessuna sessualità, che fingevano una attrazione che non c’era, che erano stati messi là per distrarre le persone da un fallimento della cultura. Si parlava, a quei tempi, di verità come uno tra gli eventi decisivi della successione ideativa degli esseri umani, come uno spartiacque nella comprensione storica, come un evento incontrovertibile che avrebbe cambiato le priorità nella genealogia sociale. Qualcuno studiava anche il tono della dizione: una dizione con emissione di suono ‘piucchessuficiente’ era pretesa come indispensabile all’azione della pronuncia della famigerata parola. Verità.

Ma i due ballavano, in vacanza di ogni operaio del retropalco, e niente era vero in quel ballo. Il ballo era la rappresentazione di niente di quanto era evidente all’osservazione di una scena di ballo nel mezzo del film. Semplicemente: la verità è una forma del sesso, questo è. E quei due non esercitavano nella pressione dei loro corpi l’uno accosto all’altro, alcuna energia. Non si pensi all’idea di un qualche desiderio, di cui tanto si è sproloquiato negli ultimi decenni. Come detto qualche paragrafo fa “ il Periodo rovinava a terra assai poco eroicamente ed era il sentimento, a prenderne atto: c’è una verità in assenza di coscienza, si chiama dolore..” Così noi avevamo un dolore per via che la verità era che ci fosse un ballo tra un uomo e una donna privi di qualsiasi intenzione riguardo al sesso. Seppure è vero che il “dolore non è l’unico modo di acquisire la verità senza che se ne prenda atto con coscienziosa disposizione” quel dolore per una assenza decisiva era legato al sesso che permette la conoscenza senza pensiero cosciente.

Le cose del sesso sono gli abbracci le mani gli intrecci delle gambe il cozzare felice della fronte e del naso contro il naso e la fronte dell’amante. E’ la storia delle ginocchia che si scontrano e cozzano senza rumore ma con grande produzione di idee e poi è le cose che dopo succedono, cose di indiscutibile importanza. Avevano messo il balletto, un uomo e una donna asessuati, perché parlare di sesso, a forza di essere privi di sogni, era diventato loro impossibile. Avevano tentato di sviare il discorso. Indirizzarlo. Fare un piano sequenza inarrestabile da allora oltre il fiume e la valle fino alla ferrovia. Ma ci svegliammo con un sogno del tutto differente, i capelli di lei che urlano, la verità che è il suo seno, che corrisponde con esattezza all’incavo della mano dell’ uomo. E’ il rapporto la materia sublime dell’allegria.

( notizie sull’immagine dell’articolo : qui )


il pensiero balena e l'invenzione impressionista
mattinata neorealista del primo di luglio del 2011 sulla spiaggia di una località di mare.

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