le cose ci cambiano

17 Settembre 2016 Lascia il tuo commento

Appende il quadro come ultima cosa dopo tutte le altre: progetto, costruzione, ispezione della corrispondenza, concessione dei permessi di abitabilità.

Con le braccia distese tiene i bordi verticali della cornice. Nella casa nuova è un bozzolo tiepido pulsante nei panni morbidi di luce grigio arancio delle cinque antimeridiane di agosto.

Ha fissato i chiodi alla parete e i chiodi sostengono ben dritto il lato superiore del quadro che si distende respirando leggero.

Le mani lasciano la presa. Il disegno va via da lui e si sistema nella sua nuova vita. L’uomo lascia volare le braccia liberate mentre si allontana indietreggiando.

Ha un’esitazione al pensiero imprevisto della fine delle cose. Appendere un quadro sul muro della casa nuova gli è apparso improvvisamente un gesto definitivo che non necessita più di nient’altro.

È come quando un amore finito non chiede più di noi.

Le opere dell’arte hanno in loro una potenza distruttiva e ineluttabile: è sogno di mare che entra nelle nostre case e non si può fermare.

Con questa forza il quadro si è disteso al muro dal quale eserciterà per sempre un’influenza debole ma costante su alcuni aspetti della vita dell’uomo.

Il quadro è dunque entrato a far parte della sua vita e durante la sua permanenza nella casa esso si incaricherà di suggerire il sentimento della finitezza delle cose.

Un sentimento di gloria di mestizia di libertà e di perdita che aleggeranno addensati e indistinguibili nei pressi del bel disegno.

Le cose di cui ci circondiamo ci parlano e cambiano i nostri umori, i nostri pensieri, le convinzioni, le inclinazioni e i nostri modi di vivere.

Poi anche noi cambiamo e ci agitiamo stupiti davanti agli occhi impassibili delle cose di cui ci eravamo circondati.


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