L’amore per il volo

22 Gennaio 2015 Lascia il tuo commento

L’amore per il volo porta a comprendere la rarefazione. La concretezza molecola per molecola del mondo. Così pensare al pensiero con quella sua natura evanescente che è l’unico mezzo che sa pensare la natura evanescente del pensiero e pensare che la vita mentale sfuggente è l’unica attività che può indagare la vita mentale sfuggente non pare opera di presunzione. Ho un baluardo e un baluardo è ben disegnato diritto in squadra con il piano del solaio del pavimento ripetuto per gli spicchi della reggia: il baluardo mi si figura lo stipite delle porte del palazzo. E andiamo insieme salone dopo salone parola dopo parola accordo dopo accordo. Camminando nel museo che gira su se stesso e ci si perde. Salone e collezioni stordiscono perché sono giorni ma anche giri di torta sovrapposti in creme e pandispagna e sfoglie di troppi rapporti insieme che percorrono gli occhi battono i tacchi sul pavimento che guarda le piazze. Perduti. Perduti. In silenzio perché la distanza percorsa non può essere ammantata dal suono delle voci dovessi richiamarti vicina a me. Perduti perduti. Evanescenza del pensiero. Troppe variabili che l’identità resta identità in grado di assicurarci pane e companatico del lavoro e delle notti semplicemente ed unicamente (mi dico) per approssimazione per distrazione per imperfezione. Così un milione di papaveri nel campo come dicevi hanno deciso che io ti amassi per la tua ricerca di un’assoluta approssimazione. Che ti avvicini e ti avvicini. E io dico che per lasciarti venire così accanto devo regredire a quando ero bambino di pochi giorni e non avrei mai potuto fuggire. E così regredendo imparo a non esserti ostile. Non troppo. Le potenzialità d’amore crescono sulle dita come effetti di una espressione genetica che era rimasta bloccata. E che ora fiorisce. Intanto ci si ritrova per un colore. Per una statuetta. Per uno stivale nella bacheca del salone delle arti e mestieri. E per il suono di un clavicembalo ben cesellato nelle stanze degli orologiai e dei liutai. Non fossimo arrivati fin qui superate frontiere non avremmo pensato che uno strumento musicale poteva funzionare da orologio. Che un amore funziona solo se avvicinandomi a te dentro di me riesco a tornare a casa alla prima casa senza fuggire via. Così tu mi trovi e mi abbracci ed io pare che abbia tutto questo coraggio. Invece sogno ad occhi aperti il latte e il profumo. Ricordo i clavicembali del museo il colore bruno dei legni e il bianco vecchio dell’avorio dei tasti. E mi appari leggera come una nota. E tu corri sopra di me e io trovo che non è male questo modo nuovo di presentarsi diafani come un papavero tra un milione. Uno di quelli che avresti potuto amare. Ah la tua splendida affezione all’assoluto approssimarsi.


Coleotteri
Giovani e anziani piloti di guerra e di pace

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