L’amore a memoria

18 Gennaio 2012 Lascia il tuo commento

 

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Fosse per me metterei giù ogni volta le innumerevoli cose che amo. Quello che mi colpisce. Che mi arresta. Che mi impedisce di essere obiettivo. Fosse per me metterei, oggi, il volto della Venere del Botticelli. Il poeta tra i diseredati coperti di fango che piove dal cielo. La penna che si insinua verticale sulle curve delle ali di un gabbiano in totale controluce.

Glenn Gould che suona da trenta centimetri da terra il viso poco sopra la linea della tastiera del suo pianoforte a coda. La poltrona da sole davanti alla natura di un mare malato come una tomba pallido come la pietra. La ragazza sulla camminata al mare che si getta verticale contro la costa. La ragazza con il volto che guarda lontano offrendo solo i capelli neri a questa lato della fotografia.

Dipendesse da me metterei i graffiti delle zebre e dei cavalli. L’anonimato dell’universalità. Il bagno nel mare di latte del Mondo Nuovo di Crialese. Il coraggio di un sogno di assoluta pacificazione. Un unico attimo nella vita. Le mille nascite degli emigranti infagottati. Lei inappuntabile col suo cappellino demodè. Lei già Herpburn, da Tiffany ante-litteram. Lei che amerà anche per necessità la nuova terra.

Fosse per me alla fine metterei la foto del cinque di novembre del 2009 che avevo intitolato ‘IMC’ …indovina! Inconscio Mare Calmo: tanto trent’anni fa fui ‘toccato’ -un vero e proprio scemo– dalla scoperta di M. Fagioli. Eppure la formulazione inconscio mare calmo era provvisoria, necessaria, urgente: poi si sarebbe sviluppata molto col lavoro e gli affetti della ricerca.

C’erano queste possibilità di scelta. Poi sono entrato in casa. Niente faceva presagire. Niente fa mai presagire nulla, questo è. Le cose sostanziali non si presagiscono. L’amore coglie improvviso. Senza premeditazione. Niente! Neanche la scienza ha messo nessuno al riparo dalle invasioni barbariche del pensiero irrazionale  e generativo. Entrando in casa ho visto il vostro sorriso precipitare giù con la sua drammatica arrendevolezza.

Ho visto mettersi in scena -nella penombra del soggiorno- il mio dramma: la miaarrendevolezza al vostro sorriso. Le rughe della fronte che si spianano, gli occhi che si allungano, si socchiudono e tutta la felicità che scatena la vostra anima mimica che si riversa sulla vostre labbra addolcite. La linea delle labbra che si inarcava alla conquista del cielo. Ero solo in casa oggi e potevo permettermi certi lussi.

Allora la traccia di voi è incisa nella mia mente. I neuroni ‘specchio’, probabilmente, o chissà quale diavoleria. Una cosa tra l’amore e l’identificazione. L’intensità dell’affetto. Certo, l’affetto, come vuoi chiamarle ‘ste cose qua. Nel soggiorno oggi ero io che sorridevo al ricordo di voi. Il ricordo di voi: cioè, si deve dire, il mio sorriso. Quand’è così, quando il corpo vi ricorda come una poesia, io sorrido.

E’ un amore a memoria. Che mi ha cambiato. Siete così belli. E’ bello avervi addosso come una traccia, una traccia che è sapere. Intendo dire come sapernuotare e saper andare in bicicletta. Quelle cose che restano sempre. Perché ci sono amori che siamo certi di poter giurare che resteranno. Amori che non hanno bisogno di menzogne. Voi che adesso siete così vivi. Seppure appena un poco più lontani.

 


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