il regno delle cime dei ciliegi

3 Dicembre 2012 Lascia il tuo commento

L’albero della Fecondità   – Massa Marittima (gr)

Come darti una visione globale del fine della costruzione. Che forse sembrerà che sia quasi del tutto rovinato. Del tutto e ‘sempreormai’ e definitivamente. Ingrassato e trascurato. Invece una mattina splenderò con il sole sulle labbra che annunceranno il sorriso. Troppo rapidamente avevi pensato che non ci fosse nulla da fare.

Tutto ricominciò con l’intuizione della ‘semplicità della logica’. Con la scenografia teatrale dei giardini abbandonati dove i maestri si erano messi a traverso per farci arrampicare, come scale a pioli di legno vecchio, alla cima dei ciliegi. Ma nessuno superava nessuno e la storia di essere sulle spalle dei giganti era un po’ forzata, stiracchiata diciamo. Si tratta sempre di scale e alberi da frutto. Di povertà e ricchezza. Di potere e di assenza di ogni potere. Si tratta di mettere a disposizione qualcosa o invece di privare quasi tutti di tutto.
Bisogna porsi il problema di quanto dura la relazione di disparità. Cioè pensare, riflettere su quanto possa durare la relazione di disparità senza offendere il chiarore dell’innocenza. Aggiungere di seguito che a dire il vero nella esperienza comune innocenza è una parola che non si riesce più a maneggiare con leggiadria. Spiegare che dico questo ricordando che di fatto appena sentii dire della semplicità della logica pensai proprio precisamente, con la precisione di un taglio sul vetro con la punta di diamante, al chiarore. Chiarore dei pomeriggi come oggi con le persone amate agli angoli colorati dell’universo urbano e me in un punto eccentrico non escluso cioè non al di fuori dal poligono amoroso.
La macchina quieta che spinge le ruote porta un quadrilatero immaginario lungo le carrettiere del latifondo. Fotografa il viaggio mondiale di una figura piana. La striscia di un’ombra sotto la calura estiva disegna percorsi di esistenze pre-rivoluzionarie. L’olio caldo del cielo ha lo stesso colore dei girasoli. I nostri stivali di servi della gleba non hanno possibilità di trascendenza.
Ah!! Che dico.. chiedi tu! Vieni qua, dico io. Oltre lo zero. Salta. Ci sono ampie fosse, fonde. Nere per l’ombra. Nere buie per assenza di sole. I numeri negativi, dolcezza. Quelli ce li siamo inventati di sana pianta. Dolcezza è l’appellativo di una che non si farebbe problemi a seguirmi al piano di sopra lungo il  segmento obliquo della scala del saloon. La distribuzione delle misure di una progressione proporzionale in ascisse e ordinate disegna una ‘curva’ che, talvolta, è un segmento di retta. Una scala a pioli di legno forte per il regno delle cime dei ciliegi.(*)
Però ho aggiunto, ora, gli assi ortogonali che restano fermi a fare la guardia e mi ricordano le linee  squadrate delle coperte sulle cuccette delle camerate dei collegi militari. La fortezza del taglio secondo la linea ulnare dell’avambraccio che fende il piano del pomeriggio. La torta del compleanno odierno. Imparo a parlare associando ricordi di fantasia. Poi ho figure nella mente seguenti al linguaggio delle immagini che è un meccanismo coerente con la fisiologia sinaptica ( associativa ). Ma quanto affermo non è pensiero cosciente: è intuizione. Pre verbale.
(*): è una definizione dell’orgasmo offerta da una docente di glottologia all’Università Dei Popoli Delle Risaie in Pekino.

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" Tu m' " - Marcel Duchamp - 1918

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