la riduzione alla fede non sarebbe inevitabile

23 Marzo 2015 Lascia il tuo commento

La cesura tra pensiero non verbale e linguaggio si piena per l’attività di funzioni ignote. Sono sinapsi all’opera cioe flussi biochimici che assemblano galassie funzionali di neuroni. L’universo mentale è silenzioso. Dove ha sede il potere del coraggio? Insomma dove si fanno chiare le idee su ‘che vale insistere a pensare giorno per giorno in un mondo già dato’? L’unico argomento oggetto di una vera ricerca umana è scoprire cosa rappresenta la tendenza alla religione diffusa sul pianeta. In attesa della risposta  dovremo fermare lo pseudo dibattito dei comitati di bioetica. Non Dio ma di certo l’idea di dio mostra che siamo più ricchi della realtà fermata allo stato della sua creazione. Nel divario tra pensiero (continuamente generato) e un mondo (dato una volta per tutte) Venere ha la meglio. Una teoria* -la spinta dell’espulsione per via della compressione lungo il canale del parto forma la vitalità trasformando in pensiero umano la condizione mentale intrauterina relativa alla stimolazione cutanea del liquido amniotico-  scopre che alla nascita il neonato che piange appena poi dorme respirando quieto è più forte delle luci e delle voci di giubilo di ostetrici e parenti.

“Nascemmo nonostante l’amore improprio che scatena l’accoglienza vociante sulla banchina della stazione tra nastri e coccarde e terra di contrada.  Poetavamo di già a nostro modo sul treno e per la strada che porta a casa dal fronte. Ripartimmo subito come Ulisse per un secondo viaggio neanche ultimo si spera.”

Lei, la tragedia degli incolpevoli, coi suoi begli occhi, supera le descrizioni su quello che è e rimane. Dal quinto secolo a.C. (secolo dei tragici che descrivono gli inevitabili destini) solo Marx viene ricordato per la raccomandazione di smettere di interpretare il mondo e provare a trasformarlo. Però il cristianesimo ha ben manifestato maggiore forza. Poiché il pensiero è creativo si fa continuamente idee nuove di realtà possibili e si mette all’opera. Così il pensiero ha rifiutato di inchinarsi al clamore mediatico del fantasma che si aggirava per l’Europa a fine ottocento e dicono alcuni che è un errore del pensiero non aver compreso la genialità: ma forse invece non c’era nessuna genialità. Forse c’era al massimo passione. Il pensiero ha avvertito la passione. Ma non si è potuto riposare dato che l’universo mentale è silenzioso ed è più potente o comunque alla lunga indipendente dai canti di ribellione. I cori dei fuggiaschi sono canti di disperazione di giusti tra i giusti e portano la rivoluzione di una sorte più potente dello storicismo. Portano la promessa della morte muta maggiormente seducente dei clamori del diritto.

Intanto nessuno ha trovato la sede del coraggio, e la scienza non ha le idee chiare sul fatto che il pensiero è una funzione. Tutti rigorosamente vogliono garanzie per il pensiero. Magari esso fosse ‘esterno’! Pensano. Offrirebbe di poter essere verificato come le altre cose della natura. Come una cosa creata ed elargita. Per favore una garanzia per il pensiero! Al resto amore morte e malattia supplirebbe la fede. L’assenza del movimento supplirebbe all’amore.

Il pensiero umano creativo si fa continuamente idee nuove di realtà possibili e si mette all’opera: è nel momento della nascita del pensiero che si forma lo spazio mentale che può ospitare l’idea di dio. Così attualmente il problema non è il diritto sbandierato di non credere. Il problema è che si crede lo stesso. E che si ha una grande ‘voglia’ di farlo. E più che cedere a tentazioni condannabili si teme la tentazione assoluta sempre in attesa che ghermisce i più accesi ribelli e li porta per ‘vergognose’ inversioni di senso, dall’ateismo gaudente all’ascesi e al riposo. Soprattutto i non credenti infatti sono alle prese col proprio orgoglio di atei. Hanno la passione alla contro militanza ma non il coraggio di verificare se mai, nel riposo lungo il tragitto rivoluzionario, abbiano sognato d’esser preda di luce o di desiderio di espiazione.

Dio non è alla nascita. Ma è nella fisiologia della nascita del pensiero umano una ridondante ospitalità definita subito ‘inconscio mare calmo’ (in “Istinto di morte e conoscenza” di Fagioli). Il riconoscimento della scoperta richiede il coraggio di fondare su un fatto congenito una nostra congenita capacità di esseri umani di immaginare un uomo migliore di quello inscritto nel progetto divino. L’operazione culturale di negazione storica della teoria in questione vuol nascondere ‘tutto’ dietro il paravento degli alacri sforzi dei comitati di bioetica.

Per questo penso che il silenzio del dibattito tra preti filosofi e giuristi riguardo alla nascita del pensiero sarebbe provvidenziale: per raffrontare scoperta scientifica e fede in qualche provvidenziale soluzione dell’altrimenti fatale immaturità dell’uomo.

La nascita pluripotente evidenzia nella ‘creazione’ la mente rigida della fede.

Ma, anche, la nascita, privata di fantasia, muore nella serie soffocante degli oggetti creati. Perde la generazione della temporalità nella rinuncia alla serie dei singoli eventi di inizio, dolore e stupore cui l’imprevedibile ci consegna. E la mente diventa progressivamente più ‘avida’ di certezze riguardo alla stabilità del ‘tempo’ in cui ha posto la ‘scelta’ di un dio esterno al pensiero. La parola dio dice l’idea di un’esistenza in un mondo di durata ‘eterna’: in cui cioè più, nulla, mai, accade.

*(teoria della nascita di M.Fagioli)


epopee
entanglement “più o meno” quantistico

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