La rapidità fulminea dell’intuizione durante il duello aereo

9 Febbraio 2015 Lascia il tuo commento

Fino all’avvento della civiltà greca un problema veniva affrontato con la ‘divinazione’ della soluzione. Non procedure dimostrative. Divinazione/intuizione nelle alte sfere dei dignitari indiani ed egiziani è indovinare/svelare quanto si vuol conoscere. L’intuizione dunque un rapace benefattore nel nido tra i rami più alti. Un’occhiata tagliente. La falce del salto di una pietra grigia precipita fatalmente (morta parrebbe) finché improvvisamente (a fare una fatalità inversa) esplodono le ali.

Non dirò l’agonia della ‘verità’ presa nel vivo. Le grinfie della mentalità del genio/indovino hanno in loro un balsamo anestetico. L’ala stessa dello stupore falciando l’aria lungo i propri volteggi a spirale (una conchiglia di pulviscolo atmosferico) leva la paura.

La rapidità di un duello aereo si condensa sui fianchi dei monti. Senza peso i corpi degli aviatori.

Si formano afferenze nuove da neuroni di aree acustiche e tattili quando c’è una cecità degli occhi. La percezione senza stimoli luminosi soccorre l’intelletto, chissà esattamente come, quando le aree occipitali vibrano di quella quiete sensoriale.

L’immagine vista con la mente non è comunque sovrapponibile alla figura e spesso le si oppone. Nel cielo si condensa in scie la caccia. L’istantanea ferma le traiettorie sui fianchi della montagna. La paura resta nell’iceberg di una nuvola galleggiante. La rapidità dei combattimenti è il disegno dei fiocchi di neve e l’inverno viene ricacciato indietro dall’elegante disegno. Dopo la trasformazione forse si dimentica tutto quello che c’era stato prima. I velivoli volano alla velocità della luce. Nell’universo formale matematico (paradossalmente) il quadrato della velocità della luce fa scorrere lentissimamente la materia del tempo.

Alle spalle il cuneo d’argento. La nascita è vertice della freccia che resta un punto se mi sposto tanto velocemente da mantenere inalterata la distanza. Tra i corpi in caduta libera in moto rettilineo e uniforme resterò una preda.

Il sorriso, ora che sei arrivata, ruota, e le progressioni dei quadrati di misure limite vengono scritti nero su bianco. La fisica del pensiero, prima di ora, era un capolavoro impressionista ma non il colpo di spugna necessario.

Senza la potenza della materia inerte neanche il pensiero può spaziare indisturbato, perché gli spiriti sono veleni volatili più pericolosi di un’aquila. La vitalità insomma deve legarsi alla pulsione per non ridursi a residuo deludente. Bisogna pulire il cielo. Pensiero. Immagine. Canto. Figura… ultimo viene il corvo/linguaggio. Ma della formazione del linguaggio nessuno sa abbastanza. Si vede bene però una attuale degradazione risalire all’indietro fino alla corteccia per le vie anatomiche delle fibre motorie.

Forse l’alterazione rabbiosa dei comportamenti -causati dalla mente confusa tra la genesi dell’idea e la percezione della figura- si riflette retroattivamente sulla vita mentale da cui derivano quegli stessi comportamenti e quelle parole causando, alla fisiologia del pensiero, un danno imprevisto ulteriore.

E ogni volta l’entità della lesione cresce esponenzialmente. Infine si invita alla calma, ad un realismo che dobbiamo capire. Una relazione di cura mi conservò la perplessità come scia celestiale di un rapporto infantile, pre verbale.


Fonderie
Le atrocità in forma di pensiero e il conformismo metafisico

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