la ford T, l’immagine, il lavoro, il pensiero e l’azione sociale

11 Settembre 2011 Lascia il tuo commento

la ford modello t e il cambio del mondo

la ford T, l’immagine, il lavoro, il pensiero e l’azione sociale

Abbiamo ripetuto infinite volte il gesto che produce il lavoro alla fine della giornata: ma non riesco a pensare ad una coattività malata. Non si vede ai nostri piedi che l’ammassarsi degli oggetti prodotti: tutti uguali tra loro eppure quella ordinata somiglianza mi consola e non genera alcuna sensazione di noia. Il tempo del lavoro e la natura dell’universo delle cose che il lavoro ha allineate e distribuite sono espressione di umanità cosicché possiamo ridere riflessi negli occhi d’oro della specchiera alle spalle della donna che ci serve la frutta e il vino nei nostri rarissimi giorni di festa.

Siamo figure antiche, popolazioni arcaiche oggi viventi ai margini dei boschi e delle tundre. Fossimo naviganti comanderemmo rimorchiatori attraverso gli stretti tra gli oceani: nientedimeno. Dunque né del tutto perduti ma neppure presi in definitiva considerazione. Siamo bambini delle prime classi elementari: potreste sentirci pronunciare, a voce alta, leggi regole e definizioni che sembriamo leggere su una lavagna celeste e tutta la nostra serietà non è che nuvole. “Leggimi, leggimi i pensieri !” – pretendiamo continuamente dai nostri amori. Perché non vorremmo mai durare fatica.

Per parte nostra rispondiamo più che altro una specie di decifrazione delle azioni del respiro che costituiscono le riprese che scandiscono il discorso. Sono soltanto istruzioni per l’uso delle anime le parole d’amore: e riteniamo che, in genere, tutte le parole lo siano. Comunque dovranno diventarlo. Guardo dalla vetta del grattacielo sfuggito all’attentato dell’odio e della stupidità dell’estremismo religioso i giorni allineati come cose fabbricate con le azioni delle mani alla catena di montaggio.

Ci sono automobili lucide tutte uguali alle porte spalancate della fabbrica e le donne e gli uomini in fila che non vedono l’ora di salirci sopra. Che vogliono sentirsi addosso l’odore dolce di vernici come la seta del vestito il fumo delle sigarette e – all’apice delle notti dopo la festa che si è svolta per la via principale della città – le carezze che si attendono da secoli e poi alla fine si pretendono come diritti sindacali. Chi ha amato davvero sa che permane un mondo domenicale nelle scenografie dei pensieri dotati di certa gioiosa praticità.

Quando la porta della stanza della ricerca si chiude – dopo aver lasciato uscire tutti fino all’utimo quelli che hanno scelto di non lasciar perdere niente – è allora che mi resta ogni volta impressa in fluoresenza l’idea di possibilità molteplici: è questo il semplice schiudersi di uno spiraglio. “Non sono finito” – penso. E  guardando di fronte mi colpisce che – nonostante la mia modesta forza non mi abbia mai consentito di essere certo di non fare mai qualcosa di sbagliato – tuttavia il buio assoluto non si è completato chiudendosi addosso a me come il coperchio di un sarcofago. “Anzi!

Oltre il limite dello schermo di veglia si compongono caleidoscopiche forme di ombre in agitazione. “Una ricerca è costituita in un luogo precisato e ogni volta inizia con fin troppo esatta puntualità. Le persone non sono quasi mai nello stesso numero e le cose che si dicono non possono essere previste da nessuno poiché non ci sono mai stati accordi prestabiliti di nessuno con me.” Mai si è realizzato la contenporaneità fatale di una assenza di tutte le persone e la ricerca è potuta proseguire.

Non so se potrà essere il linguaggio a chiarire tutto. Ora diventa importante la (parola) fantasia perchè essa consente di ricreare il pensiero che si è formato, a proposito del mondo e delle relazioni, in assenza di coscienza. Posso dire che alcuni sognano la attività della ricerca come un rapporto sessuale di grande intensità. Ma questo, seppure li rafforzi e li inorgoglisca per qualche breve giorno, non fa alcuna trasformazione. Altri propongono una immagine di indecenza quando colgono la  necessità, per qualsiasi ricerca, di opporsi all’istituzione.

Ci sono dunque sogni assai più riservati di quelli a contenuto francamente sessuale, ed essi hanno il gusto dell’insistenza nell’ affermare la necessità di riproporre il rapporto nei tempi e nel luogo stabiliti. Io penso che questa è una buona disposizione d’animo per portare avanti quanto si è cominciato circa trenta anni fa. Adesso è necessario trasformare quanto si è sempre definito immagine in lavoro e restituire alla realtà non materiale del pensiero la certezza di potersi tradurre in una potente azione sociale.

L’immagine della ricerca adesso potrebbe essere pensata come una affermazione del tipo: “L’assoluto non esiste come realtà umana.”


un'adolescenza da premio nobel
besame mucho

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