la ferocia del morso e della morte

4 Novembre 2012 Lascia il tuo commento

Il vino di ieri e le pagine lette avranno la lucentezza del bisturi e il profumo di terra. In ricerca di lei per star bene ed essere felice a modo mio. Una che arriva e si avvicina perché ha capito già. Io sarò oramai diventato immagine di me e saprò riconoscermi. È festa. Le tue gambe strepitano contro di me. Tu dormi.

Mi tengo le mani irrequiete per consolarle un poco. Ma non serve fatto così. Sono un re. Ho comprato un isola per realizzare la democrazia dove nessuno è uguale. Tra mille lacerazioni. Dopo infiniti tentativi. Sono differente da prima. La fantasia di sparizione consente le scoperte scientifiche.

Quant’è vero che non ti amo più. Disegno cercando di concentrarmi su idee. Farei solo segmenti sparsi. Faccio esattamente solo quello. Non parlo, quasi. Sempre altri a cominciare. Preferisco così. L’amore nuovo sarà condiscendente. Non mi sprecherò più.

Nel caffè, sulla superficie del caffè, guardo le onde profumate. Quando il cucchiaino ha smesso di girare. Aspetto la mia precisa decisione di bere. Le attese. Lo  sfarzo del mattino. Camminiamo nella nebbia del romanticismo lei ed io. Ci sono molti argomenti in prospettiva.

La storia, le regine bambine, i condottieri adolescenti. La felicità non è un caso. Abbiamo chiuso la relazione con rapidità. Stavolta nessun dolore. Forse poi verrà, ora non si può sapere. Da tempo tutto era cambiato. Gli affetti si possono conoscere.

Non ci vedremo. Il giorno in cui ti conobbi non è più importante. La luce di tutti i bisturi della storia della medicina. Il profumo di tutti i campi medievali incolti. Disegnando solo segmenti irregolari sogno la democrazia dove tutti sono differenti. Il pensiero è sempre diseguale.

Fantasia di sparizione (*) è la dizione della scoperta scientifica della fisiologia della mente. Il pensiero è costantemente deriva. Possibile comunque che non si sia mai voluto ammetterlo. Il pregio della disuguaglianza è l’ermellino. L’amore mi sta sulle braccia feroce e ipnotico.

La dama guarda di lato fuori dal quadro. La riflessione nei suoi occhi è impossibile. Il genio ha dipinto la fantasia. Non è guardando che conosceremo l’oggetto dell’amore. L’amore non nasce negli occhi. La bellezza è il gelo trasparente di un regalo fragile. La bellezza è la deposizione della mano sul proprio medesimo dolore. Sulla nostra speciale nostalgia che facciamo maturare.

Leonardo ritrae una donna presa da desiderio. Lui per lei non è nessuno. Non siamo dunque nessuno neanche noi: che guardiamo il quadro dalla parte dell’artista. Si sparisce, guardando. Veniamo fatti sparire, precisamente, dal non far caso a noi della bella dama. Il soggetto del guardare è sottoposto a fantasia. La fantasia non indaga, come è evidente. E’ evidente che sia un disattento trasecolare.

La dama tiene a sé il regalo nervoso degli amanti. Ha sulle mani il candore del medico. Le dita affusolate che tengono quieta la ferocia del morso e della morte. Si può ottenere solo trascurando l’ammirazione ritrattistica.

La fine del nostro amore è avvenuta per fantasia. Il giorno di sempre è differente. La felicità non è un caso. Si hanno molte occasioni. Vedi. Si fa festa ognuno a suo modo. Io ho voluto restare un re.

(*) vedi: Fagioli Massimo


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