incudini

11 Marzo 2011 Lascia il tuo commento

incudini

Non cerco storie  ma parole di un certo peso. Nuvole e incudini. Una flottiglia di martelli volanti. Il libro, il subito e il qui. Creo nel pensiero la tastiera e le dita delle mani che sfiorano. Immagino le mani appoggiate alle pagine, per non perdere il segno.

Ho un’ idea della mia vita. La vita sta al di qua di me. Dentro di me. Dentro di me non si riferisce soltanto allo spazio degli organi. ‘Dentro Di Me’ è una proposizione che accoglie cose disordinate. La proposizione corrisponde ad una realtà del pensiero.

La realtà del pensiero non ha nient’altro che sé. Ama inconsolabile. Fuori della realtà del pensiero non c’è che il mondo impenetrabile. Il pensiero si muove e muovendosi fa muovere la mano. Scrive prende la penna prima. Pigia i tasti. Impenetrabili.

Carezzo il dorso del mouse e in qualche modo riesco a mantenere calmo lo schermo. Allineo le icone dei file come si pettinano i capelli lunghi di un figlio che neanche si rende conto che fortuna, quei capelli. Esploro. In me. E insieme nelle cose fuori di me.

Esploro. In me. Pensando. E insieme nelle cose fuori di me. Col movimento della mano. Qualità complessa è il pensiero che pensa se stesso. L’immobilità può condurre alla confusione. Come una lettera d’amore che ci arrivasse dal paradiso.

Io prego cassetti colmi di parole, oggetti d’uso, nomi propri di persone, persone ‘legate’. Riordino la stanza e la scrivania. Sposto nello spazio le mani che spostano di qua e di là le cose fuori di me. Apro e chiudo il libro. Quale pagina quale pagina. Quale.

Sposto nello spazio le mani che spostano di qua e di là le cose fuori di me. Di seguito ho un’idea di una fisiologia del pensiero. Leggo le parole di azioni del pensiero. I nomi delle cose saltano fosforescenti. Pesci. Gambe di legno. Perni. Orologi.

Il tavolino. Grancasse. Scialli. Sipari. Murales. Tutto ti assomiglia, nella mente. Leggo te in trasparenza ai nomi fosforescenti sul libro che denuncia i misfatti contro la conoscenza e il pensiero. Nero. Elettricità. Tenebra senza confini.

La fisiologia della vita mentale ha in sé la trasparenza delle vernici protettive della barca di legno. Esploro dentro di me. Tu che eri cosa fuori di me e adesso sei un’immagine dentro di me. Le cose fuori di me posso prenderle con la mano. Leggere i nomi non è prendere.

Chi sa allineare musicalmente le parole riordinerebbe i pensieri se si volesse leggerlo. Batto i tasti facendo volare appena le dita in una fly-zone senza una nuvola. Anche scrivere forse permette il ritorno all’idea di conquista della salute.

Riparazione della figura. Ritorno. Sogno. Un film. La vita mentale è senza gravità. Un mondo astratto a fisiologia ignota. Le parole sono suoni ma prima sono idee e prima neanche idee. Prima sono zero in un punto.

Io posso pensare il punto. Il pensiero dice che il punto è inesteso. Ma il pensiero astratto che il punto non ha una estensione non significa che il punto non esiste. E allora, mi dico, si vede che il pensiero è un universo a gravità zero.

La fisiologia del pensiero* è una mano che passa leggera sulla vernice densa e trasparente che protegge il fasciame compatto e arcuato della vita mentale.

(*) ( e tutto insieme il pensiero ! )


è una pittrice di strada
onestà e rivoluzione

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