il sogno è un pensiero

29 Marzo 2011 Lascia il tuo commento

il sogno è un pensiero

Il teatro: una fila di scalini al vento. Edipo ragazzo padre. Il problema delle nascite in disaccordo con le generazioni. Un corredo di figli fratelli con i quali fu lasciato solo fino in fondo. La platea disponibile attenua lo scandalo. Parlare è procedere oltre il misurabile: poi è notte finché dura l’incanto. La recitazione ricrea la vicenda del corpo che respira nel sogno. Le maschere di bronzo fanno il cielo e le nuvole. Siamo dispersi lungo gli scalini al vento nella campagna nel bel mezzo della scenografia dell’azione tragica. La tragedia sono i suoni delle parole di una civiltà in trasformazione.

Ancora mi confondo con amori e terra e alta poesia e confronto le parole per misurare gli affetti consistenti come il fango alla riva. Una mano sul libro, con l’altra mano -che non segue la linea di scrittura- mi tormento i capelli come a voler star dietro ad altri pensieri. O grattarmi la ‘rogna’ di un problema nuovo. Il sonno riconsegna il pensiero alla materia. La coscienza si è rotta le ossa sulle onde lente del respiro. La mente nel sonno segue la vita nuova della biologia che cambia i suoi parametri. Si sogna in volgare -con sconcertante eloquenza. Il corpo nell’immobilità del sonno si raffredda di un grado o due.

Il corpo respira più lentamente -nel sonno- e assume i colori della vitalità quasi assoluta: tutti i toni del nero. I sogni sono poderosi camaleonti di smalto, che mostrano evidenti le qualità umane più elevate. Le arti i mestieri la chimica e la medicina, l’ingegneria e l’umorismo, l’invenzione della narrazione, la tragedia e l’arte della difesa e della guerra dialettica. Dormendo siamo corpi scuri, opere, manuali di fondazione, biblioteche di norme costituzionali, elenchi affettuosi di diritti e doveri. Siamo il punto e a capo dove si stabiliscono l’ordine, la successione, e le gerarchie reciproche tra leggi rigide. Siamo inoltre gli elenchi delle conseguenza immorali e ineludibili del piacere. Siamo trionfi rinascimentali, trombe barocche, giochi d’acqua e ingegneria delle fontane. I nostri camaleontici cuori sono le macchine per la cattura del tempo sottile, e le mani e le braccia e le nostre gambe sono automi ad orologeria, ragni -sul filo tra le nuvole e il pianoforte.

Siamo -sognando- canzoni e cori e pensieri a loro volta sognati, ricalcati, e sottratti alla veglia. Abbiamo – o, se l’avevamo, ne veniamo del tutto privati – la sicurezza tronfia ed ingenua dei ragazzini. Siamo diversi da quelli che siamo di giorno. Noi -dormendo- ‘diventiamo’. Veniamo ‘cambiati’ e ‘scambiati’ con copie differenti di noi, con ciò che credevamo di non essere, che speravamo di diventare, che avevamo il terrore di diventare, insomma siamo gli altri figli gli altri fratelli e sorelle e gli amanti odiati e però anche venerati, e siamo cercatori e anche indiani. Siamo purtroppo talvolta soldati assassini per il gusto del sangue. Siamo personificazioni delle razze sterminate. Siamo quelli ammassati sulle spiagge. Siamo la rivelazione della massa e del peso. Siamo termodinamica e dunque misura dell’amore e siamo meccanica e -dunque- contemporaneamente anche ingranaggi per l’alta velocità. Siamo macchine a vapore lanciate.

La notte vedo la tua figura nel ricordo prima che si perda la coscienza. Poi ricreo la nascita della specie quando mi addormento per la trasformazione fisica della realtà materiale. Il sonno si porta via tutte le figure della memoria del mondo e dell’amore. Ogni notte la vita della mente (l’immagine) è un pensiero diverso da quello della veglia perché nasce dal corpo senza coscienza. Solo domani saprò se mi e’ riuscita la fedeltà o di nuovo dentro di me dovrò avere la potenza di generare il legame con i suoni con i nuovi pensieri con i segni e le parole per noi. Con la danza del movimento. Il teatro gli scalini il vento le maschere gli attori le cose che pensavamo non servissero più. Che sembrano eterne.

Eri una magnolia ferita al sole con i nostri nomi incisi, eri il sogno e l’immagine, eri le azioni del corpo generate dalla passione alla presenza dell’amore. Eri la vita del pensiero sotto forma di desiderio e conoscenza. Sei stata -successivamente ed in tempi alterni- lo scudo il coraggio il raggio il riflesso e l’intelligenza. Io trascorrevo la vita a dare il nome ad ogni cosa che eri stata per me.”(*)

(*) Il sogno e’ un pensiero che deriva dalla materia ed e’ inaccessibile alla coscienza poiché il corpo che dorme non ha la coscienza da cui farlo derivare.


leonard cohen
la donna-caffè

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