i pennacchi di San Marco

21 Settembre 2012 Lascia il tuo commento

Il sogno diceva, cioè io nel sogno dicevo, recitavo addirittura: “Passione solare, dove guidare la mano con le mani e dove ‘portare’ qualsiasi cosa si volesse portare?”

Non importa. Saltiamo alle  notazioni di stamani a proposito dell’opera di Stephen Jay Gould. E alla formazione delle reti neurali e a certe curiosità architettoniche che stimolano riflessioni assai curiose a proposito dell’evoluzione.

– Pangloss, nel “Candido” di Voltaire

– I pennacchi di San Marco: non tutto serve a qualcosa.

– Gould contro gli adattazionisti e la sociobiologia e la teoria del gene egoista.

– Evoluzione non provvidenziale, c’è contingenza nello sviluppo. Alla fine: “Intelligenza e Pregiudizio”: contro l’idea che si possa quantificare l’intelligenza umana con quozienti precisi con finalità implicitamente discriminatorie: se c’è contingenza biologica anche l’intelligenza è una grande ‘occasione’ ma non il ‘premio’.

– L’uomo è fuori da un disegno più ampio e più generale di quello che egli stesso possa comprendere e progettare.

– Seppure in certe aree del progetto abitato abbia saputo inscriversi abbastanza bene. Meglio possibile. non certo perfettamente e non perché il progetto sia straordinario e soprannaturale ma perché è imperfetto e assai confuso.

– Le discriminazioni, di cui molti sono operatori, sono rafforzate dalla loro pretesa di una provvidenzialità del progetto. Sarebbe meglio, per tutti noi, se anche quelli accettassero di valutare le differenze nello sviluppo come occasioni contingenti. I razzisti, secondo loro, sono operatrori delle finalità di un disegno sovradeterminato. Benemeriti che anticipano le finalità progettuali. Sic !!!

– Ultima opera sul pluralismo darwinismo: geni, derive, vincoli, forma, struttura determinano più livelli di evoluzione e più ritmi e sacche cieche e transitorie accelerazioni e rami morti.

– Elogio della marginalità. Fastidio verso il finalismo dentro la biologia: molto di quel che c’è di meraviglioso e che ci piena di stupore è un caso superfluo cui noi siamo capaci, bontà nostra, di attribuire, solo al momento della nostra comparsa sulla scena, un senso che non c’è mai stato.

– Una funzione non è l’implicito motore di una biologia finalistica che ha portato fin là. L’ala non si sviluppa da un processo intelligente: anche se alla fine è un buon mezzo per volare.

Concludendo come sempre, cioè svoltando quasi in direzione dell’inizio, compio un nomadismo quotidiano. Non credo che io possa essere cresciuto gran cha dato che vivo ancora in ripercorrere quasi sempre quasi uguale la strada. Mi imbatto comunque talvolta in grandi viaggiatori. Nel vederli  mi faccio di nuovo le domande silenziose: esse sono, in gola, i canti per cui ti chiedo “Dove?”. Voglio dire, nel chiedere, sempre cose differenti. Per esempio dove condurre per mano la ragazzina, ogni volta, perché non si annoi.

Mentre mi ingegno a trovare il giusto prato, con il giusto grado di verde bruno, e la temperatura di ombre adatte, capisco meglio di un attimo prima il processo scientifico, il procedimento del pensiero attrraverso le ombre della materia. Mi autorizzo, a partire da queste ricerche di esploratore di prati parchi e pinete e anche spiagge, a pensare come scienziato: e vorrei registrare, ma ancora non c’è la tecnologia sufficiente (diciamo che dunque non si può) vorrei registrare, ti dicevo, lo sviluppo dell’affetto crescente e poi decrescente.

Io immagino un ondeggiare di forme strutturali fluttuanti. Arrivo a dar voce all’immaginazione nel linguaggio: la biologia microscopica, mi dico, è differente, ancora grossolana, perché si possa riferire ad essa, come sponda definitiva, la molteplicità e la successiva variabilità della vita psicologica del sentimento, dell’anticipazione, della folgore negli occhi e dell’iniziativa del corsaro alla vela.

Penso parole del tipo: bisogna creare immagini di variazioni della costituzione fisica della materia cerebrale vivente. Questa frase, riferita alla fisica, la assimilo più legittimamente che altre, simili ma ferme alla biologia in toto, al concetto di funzione del pensiero. Così l’attività del risveglio, che conserva il sogno per un certo tempo, non mi rimane estranea e neanche defilata alla ragione e alla comprensione.

E’ un’ologramma che si agita vivace al di qua dello sguardo. L’ologramma danzante di cose esistenti mai viste. Non ho più pensato esauriente, da un bel po’ di tempo, che il sogno sia il liguaggio di una metafora. Esso è prova di cambiamenti della ‘forma’ dell’organizzazione sinaptica durante la notte. La ricreazione di una attività fisica, e dunque di una condizione funzionale, caratteristiche del pensiero neonatale.

Di questo passo potremmo alla fine arrivare a pensare, che la cura delle malattie mentali può esistere, non sospesa a fenomeni di allusioni sublimi, o come narrazione di casi clinici in letterarture da convegno. In medicina le persone guariscono. La guarigione corrisponde sempre al ripristino dei differenti modi di consistenza delle strutture biologiche, per via di azioni di rimodellamento delle funzioni, che sono delle cellule poichè sono nelle cellule.

La guarigione della materia avviene nella materia, ma la guarigione, forse, è essa stessa, una funzione. Tornare a funzionare, tornare a pensare, scoprire, pensare altro e di più. La guarigione del pensiero malato ha a che fare con la trasformazione e la creatività. Ha a che fare con la nascita, e -forse solo adesso si può comprendere appieno- con la proposizione indispensabile della parola ‘immagine’ e l’azione risolutiva di ‘immaginare’.

La materia è simpatica e rivela sorprendenti allusioni, suggerisce potenzialità e chiarisce legami tra attività e forme, dove le forme sono anche ‘differenze’. Già: la forma della differenza, forse, è utile da legare alla comprensione del continuare, sostenere, tenere, resistere, guarire. Oggi, sull’estratto di “Le Scienze”, edizione italiana:

-Dagli esperimenti condotti, i ricercatori hanno poi stabilito che nei cervelli di una stessa specie le posizioni delle sinapsi mostrano molte più somiglianze che differenze e che la loro distribuzione non viene alterata anche variando densità, posizione e orientamento dei neuroni. Questo tipo di posizionamento, che contribuisce alla capacità del cervello di sopportare danni, osservano i ricercatori, si mantiene solo finché la morfologia di ogni neurone è leggermente differente da quella degli altri.-

E che dunque:

-E’ la diversità nella morfologia dei neuroni che rende i circuiti cerebrali di una particolare specie praticamente identici e molto robusti.-

Affascinante!

p.s. : dove trovare qualche notizia in proposito?

-I pennacchi di San Marco e il paradigma panglossiano: una critica del programma adattamentista  qui

-Pangloss e la sua visione del mondo: qui

-La struttura della teoria dell’evoluzione: qui

-La teoria degli equilibri punteggiati: qui

-L’evoluzione secondo S.J.Gould, tra natura, storia e società: qui

-Stephen Jay Gould: qui

-Le regole del caso che dettano lo sviluppo delle reti cerebrali: qui


24 e 25 settembre
"to break off"

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