gli ammassi

2 Ottobre 2022 1 Commento

Non leggo più con regolarità e non agisco più finalisticamente e non mi occupo più della genealogia e delle conseguenze di un attimo.

 

Ho una vita rarefatta. Immaginando di diradare senza strappi la gelatina del tempo che si è svolto dall’origine, incremento la distanza tra i nodi di incrocio di tutti gli eventi tra loro circostanti con certosina accuratezza, e le linee delicate delle cronologie universali si sollevano su piani sovrapposti, e si scoprono significati verticali e traversi, e le epoche (ma anche i singoli attimi) tessono complesse costellazioni, e prospettano ipotesi impreviste, e galassie nascoste da precedenti gomiti di stelle.

 

Negli ammassi che dico non c’è l’attesa perché non c’è una  direzione. Il viso si illumina sotto la sapienza del tempo che costantemente si irradia dal passato e dal futuro in fibre di seta e ogni epoca o momento è un sole.

 

Negli ammassi l’irreversibilità resta inalterata eppure certe volte sembra che non ci sia l’irreparabile. Ci sono di fatto molti ieri. E un dopo indecidibile.

 

Questo vuol dire che non si riesce a sapere niente soltanto pensandoci ben bene. In un volume temporale nessun momento è davvero più necessario e il senso si rivela una morale precaria e le previsioni appaiono fantasticherie appena appena ragionevoli.

 

L’estetica, per converso, negli ammassi ci guadagna. Gli attimi sono corpi stratosferici luminosi. Uomini e donne, seminati sulla superficie della terra, si possono disegnare ognuno come un’impronta puntiforme di tempo. Lasciando perdere il caotico gracchiare dei notiziari si può sentire il coro di respiri di un mucchio selvaggio di storie mai raccontate.

 

Negli ammassi, l’esile figura della ragazza che posa con cortesia la tazza del caffè sul banco di acciaio della caffetteria dove cose e persone luccicano di sapienti premure di cura e prevenzione, invita alla persuasione che ci vogliono i sensi per capire e non basta il pensiero e, a un limite ideale, il sesso è conoscenza.

 

Quelli che sanno distinguere in loro la dislocazione interiore degli ammassi, hanno sensi più vivi, perché il tempo si irradia e li libera dalla preoccupazione di una minaccia. Si distinguono, sempre pronti a disobbedire, che corrono agili sul filo dei nervi. Beffarsi dopo ogni sfuriata: che l’imbarazzo basta a redimerli.

 

Io, per conto mio, ho fatto caso che è successo dopo LEI che il pensiero fossero STELLE.  Bagliori di un universo disperso nello spazio intermedio. Un omogeneo dilagare di quasi niente senza altri segni.

 

Ma negli ammassi deve trovarsi LEI.

 

Perché, una volta scelta quella vita, non si durerebbe a lungo in assenza di riferimenti sentimentali. Saremmo esposti esclusivamente a infinite occasioni e ad azioni tutte troppo plausibili. In questa imprevista intuizione del tempo come volume, l’asimmetria d’amore è l’unica risorsa gravitazionale.

 

C’è di buono, a consolarci la magrezza delle opzioni concesse all’ingresso, che l’amore, una volta che sia certificato, basta e avanza a contraddire il caso, a istruire l’esistenza, e a toglierci dai piedi il dubbio dell’azzardo.

 

In questi mondi senza attese, l’umana sensibilità, che predilige i minimi scarti, è ancora più intransigente. Ci si vanta di misurare e perseguitare disarmonie d’un semitono. Il tempo gira attorno a tènere accuse, e la carta geografica si piega e si increspa all’uso, in rughe amorevoli di sentieri, e in avvallamenti nei nidi dolci d’acqua.

 

Non ci sono, nell’ammasso, accumuli. Sprechi neppure. Non c’è tempo di metter via niente. Donne e uomini si arrestano ogni tanto alle vetrine della altrui straripante mercanzia. Beati che niente si debba a divinità esterne. Fossero anche solo materni consigli.


L’immagine della madre è presenza invisibile nella fila di persone vivaci e distratte che a starci nel mezzo già placano la fame.
l’inconscio, la ragione, il pensiero

1 commento

  • Sono le 3 says:

    Mi batte il cuore stasera sulle tue parole,ora che è già mercoledì.
    E vivo la predisposizione all’ attesa, all’accoglienza cortese,
    all’emozione dell’incontro. E leggo..e mi ripeto, ancora :
    “ci vogliono i sensi per capire e non basta il pensiero e, a un limite ideale, il sesso è conoscenza.”

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