forme insolite di civiltà

10 Giugno 2015 Lascia il tuo commento

Lo spazio di integrazioneSiamo andati ad abitare nel piano più alto della villa. Portate via le grandi scatole, trasferite le cose da sopra a sotto e là sono state disposte nelle grandi stanze dell’appartamento. Da quassù sfiorando le tegole si sente la pioggia e non si sente più la guerra di fuori, come fosse estinta. Avremmo interpretato la corteccia cerebrale la mansarda una specie di ‘razionalità’ dell’io. Si può variare l’estetica e coi sensi rivolti alla figura variare il senso di quanto presunto sia il pensiero latente alla forma del pensiero del sogno e della libera associazione. La presenza della pioggia che tocca le tegole e del riparo dall’idea angosciosa della guerra portarono dati nuovi. Ci sono guerra e lievità. Ci sono violenze che ci impediscono di fuggire il disagio cancellando ipotesi. Ci sono attimi tra le tue braccia e momenti che mi guardi e invece allora riesco a vedere altro e a pensare altro. È una attività medica stare vicini noi. Certi rapporti fanno bene. Il terrorismo attribuisce alle ipotesi peggiori un carattere di inevitabilità e la cecità è solo uno scotoma. Non importa cavare gli occhi. Basta ledere un angolo del campo visivo bruciare una nicchia della semina del grano dove si annidano gli amanti. A fare una distruzione. Ma si ha anche quel grande niente da opporre. Quel niente appena scoperto se mi lego a chi sta lavorando e cammina sulla riva. Donne e uomini di lagune aprono il mantice lo pienano d’aria. Le contrazioni delle corde vocali modulate dalla fine del ricatto esprimono in variazioni fonetiche le nuvole sovrapposte di ieri sera dopo la pioggia sopra i campi intatti. Due aerei di guerra per la pace controllavano i cieli che profumavano di vino uscito dai bicchieri. Di fronte ai bicchieri le mani dei due. Dentro le loro mani i loro cervelli esposti sul tavolo apparecchiato di fronte alle ceramiche beige dei piatti ancora vuoti. Noi di fronte a quello spettacolo di dedizione siamo stati risucchiati dai colori della sera che scende dal cielo sulle tavole di un teatro d’erba rasata. Sempre più spesso sappiamo vedere le cose riportandole alla realtà del pensiero pre verbale. Ci vuole il sonno e un giorno perché prenda forma di parole intanto che la sera divenne notte e risucchiandoci di più dentro il nascondiglio del buio ci restituisse tra le mani degli sconosciuti. Raro esempio di integrazione ‘impossibile’ la vicinanza dei commensali è una forma insolita di civiltà.


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