estrazione delle canzoni

3 Ottobre 2012 Lascia il tuo commento

Estrazione delle canzoni dal programma sull’arte moderna. Come ti avessi preso il cuore bevuto il sangue e strappato il bicchiere dalle lunghe mani bianche. Sentivo le parole chiare come mani affusolate. Sentivo le dita affusolate delle frasi avanzare nella carne tra gli strati muscolari e curare separando. Ti ho strappato via il cuore accostandolo temporaneamente al polmone sinistro per togliere la tumefazione infiammatoria retrostante e mettere l’antibiotico. Ascoltavo il reggae moderno assai evoluto, davvero. Un reggae classicheggiante su alte scarpe rosse, su vertiginosi squilibri che le tue gambe forti rendevano plausibili: tu non avevi niente mai di ridicolo. Andavamo insieme, tu ed io, agli ascolti notturni finché io iniziavo a scrivere mentre tu ti eri addormentata. Nessuna biografia però: nessuna contingenza. Non sono sopraffatto dal ricordo. La vita delle immagini mi serve per tenere l’arco dello schema ed evitare ogni confusione. Espongo una tua probabile bellezza seppure tanto estrema da parere una mia buona fortuna. Ma non è che il potere, realizzato studiando, di essere anche solo ma non privo e non in miseria. Sottraevo dal testo le congiunzioni musicali. Portavo via i frammenti della granata esplosa pochi metri da noi che avevano raggiunto il ventre.

Per un poco procedo quasi senza un progetto, passo dopo passo. Poi mi sono schiarito le idee e ho avuto la coscienza della meraviglia. Dal precedente stupore – che è pericoloso fuori dai confini del godimento estetico del desiderio – si è sviluppata la funzione forte dell’io, come l’onda di un sospiro che sputa i dormienti sulla spiaggia del mattino. Io sono un seme di cocomero e un ossicino di pollo ai piedi del gigante che non smette mai di mangiare mondi, interi universi, nuvole, panna, e persino, cinicamente, sirene nude tutte intere. La potente azione dell’io, non ancora del tutto cosciente, ricorda figure del sogno. I sogni ricordati ci costringono alla modestia. La forza delle funzioni superiori di coscienza volizione e intendimento sono onde successive che infradiciano ogni fibra di quello che siamo: qualunque sia la natura della materia di cui siamo fatti.

Nell’immaginare possibile una donna come te trovo consolazione e capisco che tale somiglianza autorizza di parlare ma non insegna altrettanta moderazione nella esposizione.

Ma tanto, comunque, la cura è essa stessa in sè superflua gioia del medico. La capacità di guarire attraverso l’azione sui corpi altrui è violenta allegria.

L’azione delle funzioni superiori di coscienza della propria capacità comprende la inevitabile vanagloria della propria identità sessuale. Io penso da uomo. Mi accuso senza pentimento nel pensare che c’è un dato maschile, maschilista, nell’azione delle funzioni superiori: intendere, volere. C’è un dato maschilista nella gioia, una tendenza imperialista nella risata fragorosa a tavola tra belle ragazze e i loro armigeri: nel vino, nel cristallo. L’intelligenza è inadatta alla compassione. L’io potente piegherebbe alla pietà. Che non è innata. Neanche il sadismo è innato. È l’equivoco del sadismo innato che inclina alla buona coscienza necessaria a renderci meno crudeli. Ma più che altro la nascita é una facile e disincantata capacità di stare al mondo nuovo. Non c’è una morale appassionata negli occhi del neonato: ci sono inchieste distratte. Sguardi che promettono poco riposo: è bene che diamo disposizioni per la notte: cominciamo pure, prepariamoci a non dormire. Compriamo i nostri libri da comprare: essere svegli servirà d’ora in poi a tentare di capire e avvicinarci alla nascita. Intanto -benedetta- l’insonnia curerà l’invidia. Dal cunicolo moderatamente umido e accogliente delle notti vedremo bene che c’è un odio nel torpore sonnolento di certuni placidi inerti al tavolo del dopocena. Che c’è in giro l’invidia che certi hanno sviluppato contro la luce e contro il riflesso argenteo dei muscoli del dorso della trota guizzanti.

Ho sottratto il tuo cuore musicale nel corso della notte che è una  sala operatoria, anche se non sembra. Ho aperto il tuo e il nostro torace e guardato carezzato la trota guizzante nel fiume: il torace aperto non protestava. Le mani erano buone silenziose e capaci. Facevo indagini sulla natura di medico ripassando a memoria la procedura dell’operazione a cuore aperto ma immaginando che fossi tu la paziente. Quel corpo pieno di vita nel quale avevamo abolito la coscienza del dolore. Per conoscermi meglio mi sono detto che non avrei potuto dormire quasi più. Per non dubitare di me avevo bisogno di altro tempo, più tempo di sempre, di ricorrere alla vitalità per cominciare. Non servono sensibilità e intelligenza, all’inizio. Serve non dormire, non essere sopraffatti dalla cattiveria dei buoni consigli. Di non lasciarsi avvelenare dal buonsenso della peste. Mi sono inventato una ricerca musicale, un percorso nei boschi: di imparare a trovare. A cercare sono buoni tutti.

Bosque Brown, Takenobu, Dawn Landes, Steve Reich, Terry Ryley, Josh Ritter, Rachel Unthank, Ali Farka Tourèe, Bensh, Karen Elson…..

Per arrivare come Biancaneve alla radura nel bosco e aprendo la porta della capanna chiederti, senza neanche sapere se ci sei “Non credi anche tu?


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