Entropia della prigione

12 Marzo 2012 Lascia il tuo commento

 

L'immagine può contenere: una o più persone e primo piano

Rispetto al blog devo scrivere la parola ‘ricchezza’. Per affermare la densità di quello che resta dopo le annotazioni che tolgono spazio e tempo. Questo dislocarsi costantemente da una pagina all’altra. Proverò a togliere ancora. Tutto quello che verrà tolto avrà importanza.
Come nelle pagine il linguaggio si è spinto addosso alla porta della ricerca fisica sulla natura del mondo, così tra poco i mobili saranno ammucchiati sulla porta della stanza in attesa del trasloco. I libri e le cianfrusaglie ritroveranno un ordine differente. Molte cose non entreranno più nella stanza di fronte.

Saranno andate via. Sugli alberi che entrano dalla finestra nella stanza si nascondono rincorrendosi una infinità di clamori differenti: gole canore di uccelli, piccoli e molto piccoli. Non è un cielo di rapaci. Così piccoli sembrano fattezze di innocenza che si possa pensarli sottratti alla vita ottusa della natura animale.

Il canto bellissimo è sempre bello nello stesso modo. Non è mai ‘poesia’. Solo le voci delle persone che traversano la piazza e la strada riscaldano i pomeriggi per il loro tono pieno di umanità. Noi andremo nella stanza di fronte a questa. Piccola a confronto. I mobili saranno ammassati per un giorno alla porta prima di dilagare oltre.

Inventario: due librerie, quattro seggiole di legno, due divani di stoffa, una scrivania, una poltrona. Due quadri nuovi. Scrivo la parola ‘ricchezza’ per contare quello che resta dopo questa pulizia. Ci sono due finestre allineate, nella nuova stanza, che danno sulla strada, parallela alla casa di cui occupo trenta metri quadri del secondo piano, per lavorare e studiare.
Le cose che non importano a nessuno diventano parole che dicono il fatto privato di un passare armi e bagagli da un luogo ad un altro. Raccontano questa mansarda che era, credo, il seccatoio di una antica fattoria che è monumento storico, ora adibito alla cura e alla ricerca. Il privato non resta isolato e protetto.

Quando le persone entreranno la prima volta, ancora una volta tutta le vite verranno travolte da molte cose come curiosità, voglie, desideri, aspettative, necessità e pensieri silenziosi. Ci vorrà tempo per venirne tutti a conoscenza. Il pensiero per ora fa capriole di ignoranza, rallegrandosi del canto di uccelli non rapaci.

Fuori ho la strada con le voci umane, e le chiome alte del giardino con l’agitarsi canoro degli uccelli. Sorrido come fosse per me quel niente di umano della loro voce. Penso i mobili dilagare domani e che di oggi saprò solo più in là il senso e l’immagine. Questa vicenda, questo pensiero, mi rallegra dei canti. Non i canti rallegrano il pensiero.
Di certo, l’usignolo che si sveglia a maggio, ora tra i rami ha l’istinto di fare ciò che serve alla sua crescita. A maggio il suono dovrà compiere il giro della casa per entrare dalle finestre nuove. La strada più lunga dei gorgheggi misura poca entropia. Pari alla tristezza di una trasformazione necessaria.

nota: provenienza della foto quihttp://www.casazen.com/butterfly/


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