enigma

24 Maggio 2011 Lascia il tuo commento

enigma

Enigma era la macchina per crittogrfare la posizione di subdole macchine sommergibili e solo intelligenze acutissime si scontravano con sigle da ricordare per evitare stragi altrimenti indimenticabili così ADU divenne Angeli Danzano Uniti ed aeree figure tenevano salda nelle grinfie la fonetica di una serialità codificata di trasmissioni incomprensibili e le parole scritte per ricordare fonemi senza alcun significato di concetto compiuto restano ancora come figure che tengono l’immagine del gioco linguistico che fissa nelle iniziali la sigla che rimanda ad un altro segreto: le figure degli angeli sono intatte nella loro utile insignificanza tanto libere che un artista a partire da là potrebbe anche incidere un acquaforte che unisca terra e cielo per fare il volume che la notte si ripiega e si sistema accanto al cuscino il volume che ruotando tutto attorno all’asse della sua costola  fa una piccola bibbia che riunisce la materia e lo spirito, il tratto dei segni della scrittura e l’invisibile astrazione del pensiero espresso nel racconto.

Enigma non avrebbe saputo decrittare i mari elettroencefalografici che inondavano da anni le scrivanie dei dottori tra le onde cercando verità sommerse e sommergibili che agitavano la superficie e non si appiattivano più se non come segno della fine dell’essere al mondo della realtà umana che origina dall’inagurazione della vitalità alla nascita e non si fermerà mai neanche nel sonno – nel riposare incoscienti – che ripropone il trattato di fisiologia del pensiero che si basa sul raccontare che non è il nulla a muovere i tracciati e spostare istericamente o ad onde lente i pennini allineati sui rotoli di carta che dispiegandosi attorno alla costole del proprio asse stampante uniscono la realtà materiale della biologia, attraversata dalla fisica dell’energia bioelettrica, alla macchina enigmatica della mimica dei volti dei dormienti, che vivono di apparizioni e vicende mai accadute. Non è il nulla a muovere i pennini ma l’evidenza eclatante di realizzazioni di pensiero che sono irriconoscibili nei tratti neri di inchiostro e poi immediatamente limpidi nel racconto che mette in fila suoni e ricordo appena schiarita la stanza stamattina alla fine dell’esperimento di un tracciato nel sonno.

Angeli Danzano Uniti e l’ assenza di coscienza riduce a vitalità pura il pensiero nel sonno la vita mentale sottratta al lavorio della presa d’atto cosciente affidata esclusivamente al destino probabilistico di fluttuazioni energetiche che potremmo chiamare vicende biologiche del sonno cosicché si può instaurare un confronto tra biologia destino immagine colpa figura malattia tempo (di natura). E tempo (umano).

Come Angeli (che) Danzano Uniti, alla nascita forse sfuggiamo la morte, lasciando la biologia genericamente animale alle spalle per andare verso la vita che sfrutta i processi energetici, sottoposti alle leggi di massa calore direzione entropia, per creare le parole i segni le curve e l’incoscienza che conducono la biologia al pensiero umano e nel Pensiero Umano la Macchina Enigma si chiama Vitalità, condizione spaziotemporale di un comporsi dello stato fisico della materia che fonda un tempo inverso a quello della fisica decadente delle cose sempre a rischio sul ciglio degli imbuti gravitazionali o sul limitare delle trappole della logica consequenziale della ragione o liberi, se proprio si vuole estremizzare, d’essere adottati alle sparizioni e riapparizioni quantistiche col difetto comune che tuttavia le leggi della fisica non risolvono ancora i comportamenti del pensiero che torna sempre alla materia e la influenza continuamente di nuovo e se una volta non dovesse accadere, perché aria dal sen fuggita esso diventa ‘spirito’ irreale ed irraggiungibile noi diveniamo sottratti d’ogni bene e privati di pensiero eccoci tutta disperazione ed infelicità se non ancora follia.

I pensieri sono Angeli Che Danzano Uniti e la poesia è la Macchina Enigma che decifra sulla tastiera luminosa il testo oscuro della tastiera soprastante: ma non spiega, solo traduce fa un testo nuovo, non c’è pensiero cosciente del proprio scoprire l’immagine perché l’immagine è il successo della comprensione che è il mettere assieme le parole in un certo modo che è il nostro transitorio e allegro defilarsi dal centro dell’obiettivo ed è anche fondare i pilastri della foto sui margini dell’inquadratura e abbracciarti scartando lievemente dal tuo cuore. Enigma è una cena con amori numerosi e spiedi di quello che continua e menù di carni bianche ora che la disappetenza non compare più nella carta dei secondi piatti e invece ci viene elargita la misura di saper fermare il movimento, giusto in tempo. Giusto il tempo necessario a chiedersi se nascere sia scampare al destino specifico della biologia genericamente animale per andare alla vita secondo la natura di tempi non più naturali, tempi di una natura che la natura non contiene dei quali non fornisce alcun plausibile sospetto.

Ora fuori da quei tempi di coniugazione delle successioni del creato risulta di una allarmante evidenza l’ inutilità di tutto quell’osservare, interrogare, di tutto quel contemplativo illusionistico instupidirsi in decifrazioni fantastiche sulle nuvole, sul destino del nuoto di un castoro, sulla implicita necessita delle navigazioni sghembe degli orsi polari tra gli iceberg senza alcuna geografia. Ora che l’illusionista ci ha posto sulle dita il codice che rende chiaro l’inganno del finalismo delle migrazioni degli alci e della fioritura della magnolia nel giardino dei dignitari giapponesi e nella corte disadorna della casa popolare dove tutti noi ci si riunisce in poco a caso, per cene e feste dove con una trascurata svogliatezza tuttavia l’amore si sviluppa per aiutarci a sostenere anche l’autunno poiché noi tutti abbiamo ben chiaro che altrimenti non sapremmo sopravvivere alla certezza che nel panorama dello sguardo oggettivo non c’è alcuna perseveranza di bellezza nella ripetizione delle cose via via che se ne determina una fisionomia di vecchiezza.

L’istituirsi della variazione irreversibile del modo di funzionare della materia cerebrale alla nascita potrebbe fare l’origine del tempo che poi adesso che molto è accaduto nella mente può essere detto con parole – e sottratto sia al silenzio sia al segreto dell’ignoranza e dell’impotenza linguistica – ‘origine del tempo’. Ora che la metafora guerresca di battaglie sul mare e di forze sommerse e sommergibili costruite per le stragi provvidenziali o catastrofiche secondo il verso da cui si guarda il colore meraviglioso dell’oceano invernale – ora che tutto questo ci ha fornito la allegoria – allora adesso si può affermare che mai diventa spirito il pensiero umano che può essere decifrato da una macchina solo se contiene intenzioni coscienti da arruffare e ricomporre come sedare una rabbiosa rivolta di pochi disperati che rabbia e disperazione rendono prevedibili.

Vitalità è suono di una parola che non ha immagine perché è realtà di una trasformazione dello stato fisico della materia e scoperta di una realtà della condizione clinica dell’essere umano che si instaura alla nascita e le cui variabili disposizioni nel tempo cambiano gli stati della vita dei soggetti. Di fronte alla complessità di questa funzione restiamo sopraffatti da un gioco di parole, distesi come se fosse possibile solo una dimensione femminile perché agire con movimenti muscolari che alterano i rapporti spaziali esterni per dire di più o riportare quanto appena immaginato possibile ai termini di una maggiore semplicità, si sa essere violenza come è violenza la proclamazione di eroi nel mondo originario costituito secondo la regola bidimensionale del piano sul quale la linea distingue porzioni un poco differenti: cieli, brughiere, macchie scure, tutto questo contro sfondi possibili.

Sopraffatti non vinti neppure dispersi e neanche atterriti o disperati semmai senza bisogno di un senso imposto dall’esterno abbiamo tuttavia una realtà contestuale, un sottostante cielo, una tastiera che si illumina quando altri battono i tasti della tastiera opaca sovrastante e allora diventiamo Testi In Chiaro: Angeli (che) Danzano Uniti ed ogni parola resta un riparo seppure non ancora del tutto la nostra ’casa’.

Ci accostiamo a tentare una serie di termini sconosciuti alla biologia (*) : destino, immagine, colpa, figura, malattia, tempo di natura, tempo umano, nulla, vitalità, vita, rapporto, storia, scoperta, genialità, bellezza, fallimento, resistenza, opposizione, dolore.

(*) ( ed alienati nella irrealtà di una loro natura ‘spirituale’ )


le mani di Pina Baush
cominciare a dire

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