Einstein: incontri ravvicinati del terzo tipo

1 Ottobre 2012 Lascia il tuo commento

Penosa lotta contro le vecchie idee e rottura del modo di pensare. Due passi nuovi adesso. Anche se è ripercorrere lo stesso sentiero. Il pensiero manda l’odore di pineta e spiaggia, di foglie umide e alghe bagnate. Il ricordo del suono oscilla tra usignoli e gabbiani, tra canti e grida. I piedi crepitano sui rami secchi e scivolano mentre affondano nella sabbia. Sui capelli e le spalle l’ombra, il sole, l’ombra… Il pensiero scientifico riposa su idee chiare che possono essere espresse con linguaggio semplice: che conduce alla correzione di convinzioni fuorvianti. L’intuizione può fare disastri. L’intelligenza è dunque slegata dalle prove basilari, dalle percezioni immediate. L’applicazione del pensiero, correggendo l’immagine della mente, esegue precisazioni e cambia l’attribuzione delle varie misurazioni degli esperimenti. L’azione del pensiero sul pensiero cambia l’immagine alla base delle vecchie convinzioni. Bisogna dire che è una lotta penosa perché, appena capito quanto c’è da capire, cioè pensato più esattamente il cuore del problema, poi passa molto tempo durante il quale le cose non vanno come dovrebbero. I giganti supponenti pontificano a testa in giù sul proprio inalienabile diritto a regolare il moto della Statua della Verità. Così alcuni si abbracciano e noi siamo tra questi e stiamo ai piedi del mausoleo. Certi movimenti di resistenza e di ricerca, in questi tempi e momenti,  non sembrerebbero valere più che pic-nic all’ombra di basamenti. Invece ecco la grande nave e il formicolio dei lavori e i preparativi per il varo imminente con il vino nei bicchieri di cristallo. Il basamento è una chiglia ferma ma solo per ancora poco tempo. Il varo è nascita imminente. L’esultanza della gravità sul piano inclinato fa esplodere l’onda senza distruzione. Il rumore è il brusio variabile della fatica e delle congratulazioni reciproche. La festa che conclude il lavoro di cantiere non è vacanza.

Quando la nave si è precipitata in mare l’onda è stata una sincope ampia e forte come la fronte del mio amore.  Come quando ti vidi camminare, andare sempre più veloce, fino a scontrarti, con le nuove leggi del moto segnate nei tuoi appunti, contro le illusioni di Aristotele. Ora l’opera s’è tutta adagiata per lasciarci continuare la costruzione.

Il 1600 sta tra Galilei e Newton. Si eseguono misure a proposito del moto. Si presume allora che la “grandezza”, più precisamente che la “misura” di una “grandezza” sia un valore “assoluto”. Si forma l’immagine mentale, non desunta da alcuna sensazione e da nessuna percezione, che una misura assicuri definitivamente una eternità di valore inalterabile. Assoluto e sciolto dal mondo esso, il valore, si libra in noi come pensiero immutabile, realtà generata per sempre una sola volta. Il valore si tramanda. Non è immagine fisica. Non più. Pensato esso ha rotto ogni briga diplomatica con la propria origine. E ‘comanda’. E’ la Statua della Verità: meglio, è figura identica ad ognuna delle Statue della Verità. Di ogni altro valore misurato. E’ eterno spirito. Uscito dai procedimenti generativi ha perduto la possibilità di tornare. Popolazioni intere sono in ginocchio tra terrore e stupore. Impossibile mai più per sempre un incontro ravvicinato del terzo tipo. Se qualcuno supporrà che si possa averlo, un tale tipo di incontro, certi guardiani accorti, opportunamente istruiti in merito, potranno emettere sentenze di confusione errore deviazione follia scientifiche.

Ma poi, studiando, si scopre che la lotta era continuata.


estrazione delle canzoni
Rockfeller Center - 1932

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