tornare a dormire

23 Gennaio 2022 Lascia il tuo commento

Le tue mani assorte l’unico suono. Io non ero pronto a questo silenzio. Prima di ieri faceva buio e giorno all’improvviso e tutto correva tra oro e nero. Perché nel deserto la luce esclusivamente lampeggia e non trascorre mai duttile ma con brusca insolenza. E l’animo si adegua alla metereologia e diventa una cresta di duna: asciutto esigente sfrangiato e capace di chiudersi all’improvviso: quasi a voler che non ci si insinui mai la tristezza.

Ieri, invece – le tue mani assorte come due sante in una chiesa e laboriose e pratiche come operaie in una fabbrica abbandonata durante una delle tante guerre di religione che percorsero questo continente fino ad avvilirci la speranza di diventare una comunità ecumenica e fino a degradarci a questa accozzaglia di province imbrigliate nella ragnatela diplomatica di incorreggibili reciproche intolleranze – ieri, dicevo, al cospetto delle tue mani conserte, osservando il tuo viso rivòlto al muro tinto di rosa del mezzogiorno degli inverni come fanno qua, mentre restavo sospeso nel pulviscolo del tuo mutismo grondante di attesa di un segno che ti consentisse di continuare il tuo progetto – ieri ho sentito la noia improvvisa causa di un mio sapere intermedio, di una vicinanza inconclusa, di una insufficiente conoscenza.

Sono, quelle, tiepidità di cui è golosa la popolazione di chierici a capo chino che, per tali bassi appetiti, non riescono ad approfittare dell’aspra bellezza delle persone e delle contrade e non si levano mai la fame e la stanchezza.

Tu invece hai visto troppo vivo dietro gli occhi lo sciame della mia amarezza per le possibilità precluse e per la storia che non è altro che allusione: per i grandi come per i piccoli. In animo avevo la commedia dell’ottocentesco incalzare degli eventi e le svolte del 1900 e poi come l’onda era andata scemando ai nostri piedi.

Ieri il tuo mutismo sul cuore e la spina nel fianco per le disgrazie del mondo agivano insieme. In me tirava una tramontana di mugugni delusi e tutto intorno, fuori da me, pativo la mal’aria culturale di una antropologia antiumanitaria: esiti, temo, del fallimento della fregola illuminista.

Tu eri ocra come i muri della tua stanza. Io ero bianco come il gelo. Rifutavo comunque il pane di un sentimento sciapo e il vino d’una effimera ebbrezza retorica.

La mente dell’uomo occidentale deve come me curarsi la nebbia di troppi pensieri inconcludenti? Sono quei pensieri che mostrano come siamo – l’uomo occidentale ed io – una specie tutt’ora in attesa ?

(…..)

Oggi poi niente era già più nel modo suddetto. Perché oggi le tue mani si sono disgiunte ed era bello vedere come tu avessi improvvisamente trovato pace.

Non so se verrà l’abbraccio. Il rinnovamento del patto. La promessa rituale. L’implicito reciproco accordo a …’perseguire ogni bene possibile tutto il tempo che serve’.

La mia storia è una biografia breve. Alla fine della quale io posso dire soltanto che sono tutt’ora indispensabili la tua firma e la mia alla fine del giorno per disdire gli inganni e disfare gli inciampi.

E tornare a dormire.


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quinta/parete

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