cercare di esprimersi con parole

6 Ottobre 2017

venerdì 6 ottobre 2017

La visione che la scienza attuale ci consegna dell’uomo è quella di un essere nato in un indefinito attimo e che a causa di questa origine incerta è afflitto da una sostanziale illegittimità ontologica.

Abbiamo miti della genesi del mondo e non abbiamo fondamenti dell’origine dell’io. L’umano è dove è ma sempre anche in un altro luogo e ogni sforzo agente del soggetto, di conseguenza, accade da un punto che non si appartiene.

Il soggetto distopico è affaticato e cede al fascino dell’utopia.

Il soggetto non utopista si stabilisce in un io di potenza evanescente e impersonale.

Al peggio è l’uomo di potere, il governante/dittatore nascosto nella nebbia delle gerarchie istituzionali o nella fortezza militare irta di cannoni. Al meglio è l’artista e lo scrittore che esprimono il mito di un essere oltre le montagne e i cieli dell’azione creatrice: se non fuori posto, irraggiungibili.

L’annullanento di un origine puntuale dell’io soggettivo alla nascita fa dunque della morte – che sta di certo in un punto esatto di fronte e in fondo – la massa attrattiva di una sponda sicura.

Stanco di questa tenebrosa conclusione ossessivamente riproposta, mi sono voluto porre proprio in fondo, alla convergenza del cono prospettico.

La parte visibile della fine è un margine che sporge dentro l’esistenza come un bassorilievo lungo il muro estremo di un giardino, lo spigolo di un ultimo battito che vibra al di qua di tutto come un’eco ben scandita.

Mi riposo sul costato del mondo vivo, all’ombra di questi orti al confine che bene riesco a immaginare. Mi faccio idee nuove senza la morte in faccia. Il presente scorre illuminato dalla luce inquietante di un grido di riuscita.

Giuro che il prato e l’aria fino a qua fremono di vita. Aria e terra restano cucite da fili di cotone dai colori squillanti. Una poltrona con spalliera di smalto azzurro mi separa dalle considerazioni definitive.

Ben saldo al muro della fine, perseverando vivo, ho la vita a frapposi tra me e la mia venuta al mondo. Tutto quanto non conta è alle mie spalle. Tutto quanto riveste un interesse sta tra la mia nascita ( luccicante sull’origine ) e il momento attuale.

Il buio che tengo dietro di me è la biologia ben nota ed è degna di fiducia e non temuta: poiché ad essa ogni sera mi consegno all’ultimo gradino della scala del sonno.

La facciata di un palazzo popolare brulicante di voci è il volto del giorno passato.

La noce rugosa degli emisferi è il bosco di ambra in cui dall’inizio la specie immagina di poter sempre tornare a sé nel riposo.

Il ricordo di un sogno è il lusso da godere insieme agli altri durante le veglie dell’interpretazione.

Con le spalle al buio della fine guardo la vita e vedo sorgere il sole di tutti i risvegli passati. Ogni notte la buona novella dell’identità non si è mai perduta nel bosco magico delle figure.

Il buio -quando il pensiero cade nella biologia- è amico di chi confida nella scoperta scientifica della nascita che esprime in parole l’origine materiale della vita mentale.


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pornografia degi ardenti risvegli
la trama del pensiero nel sonno

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