cacao amaro

28 Febbraio 2011 Lascia il tuo commento

lunedì, 28 febbraio 2011

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cacao amaro

“E’ grave non avere sintomi da un organo malato” (Nicola Lecca ‘Il corpo odiato’ pag.120). Così mi insospettisce che tutti si scaglino contro le perversioni della politica e nessuno denunzi, via via, l’orrore del sorriso freddo e spietato di Benedetto.

Per me, io, dignitosamente come convenuto, mi attengo al grigio. Il grigio lo sistemo al centro della sala dei libri e aprirò solo a chi non chiede. ‘Quel’ grigio è, infatti, definitiva plausibilità di me. In nero lascio centocinquanta caratteri per opporsi alla disumanità del ‘divino’.

In principio, alla prima nascita, fu un ode alla maestà del colore. Dopo la folgore al neon, chiusi gli occhi e nascere fu attivazione della quiete. Torna certe volte leggendo. Sembra di cogliere voci. Vengo perdonato subito dalla resa all’incertezza, tra i segni sul foglio ed i suoni soltanto ‘pensati’.

Nel sonno – distacco aristocratico dal mondo – annodo tappeti di figure: su Orione cena la regina, io sgranocchio pesci fritti sulla punta della piramide grande. Correndo, dalla testa alla retroguardia delle carovane di nomadi millenari, cambio mille volte opinione. Come fossi libero.

Non lo insegna nessuno, ma la prima sensazione è che la brevità vada d’accordo solo con l’ironia. Poi si scopre che ‘anche con la poesia’. Infatti, disteso nel nuovo deserto, il Tigri e l’Eufrate sono le mie braccia azzurre, e i pensieri sono voci dorate che descrivono i fermagli delle prostitute.

Ha un’opulenza la brevità. E quando ci si rassegna a far l’ironico e basta ecco che l’amore torna. L’amore è la mutografia di un diapason che tutto disaccorda felicemente. Così anche oggi, se avessi la pazzia che sei vera, scorderei la chitarra, stonerei di felicità e direi che tu mi fai bene. Se.

Domenica. “Tutto questo dislocare e disarticolare questo rincorrersi distrattamente intenerire spigoli per una carezza: è degno dell’idea di ‘festa’. Questa domenica si è fatta intera il pomeriggio, e adesso faremo di questa domenica una torta di cioccolata.”

Noi, tra poco, avremo baffi di cacao all’ottanta per cento. Ascolteremo Bach e ‘non ci parrà vero’ e questa ‘non verità’ sarà la dismisura dello stupore, non il disorientamento di una allucinazione. Il processo di astrazione farà la realtà fisica del pensiero che diventa scrittura:

“Noi siamo farfalle su un violoncello” E potremmo anche pronunciarlo a voce alta, se l’affetto ce ne desse il coraggio. Allora il pensiero astratto tornerebbe ad essere realtà fisica – suono – della stessa natura della musica da cui era derivato lo stupore!

L’affetto toglie al pensiero il suo peccato originale d’essere una realtà astratta.  Senza affetto il pensiero astratto diventa irrealtà e malattia.


la città dell’amore
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