bordello

27 Marzo 2021 Lascia il tuo commento

Sono ghiotto del tuo fegato di panna, delle tue risate al gelato, della crema al latte nei tuoi sguardi, delle tue labbra di vino, del tuo sangue caramellato.

 

Le tue qualità nutrizionali, le tue inesauribili grazie, la tua spudorata capacità di concessione fanno di me uno che frequenta la casa di piacere dove vivi cioè un vero e proprio aspirante puttaniere che sa solo fare flanella addosso agli arredi di velluto pesante d’un ambiguo rosso cardinalizio e alle carte da parati d’un viola d’indecente pallore che indicano il timbro delle contingenze umorali d’ogni nostro  incontro.

 

Non consumo l’atto con te. Scrivo mille righe. Taccio, guardandoti mentire irridente e spudorata mentre ti riparari dalle reazioni eccessive dei tuoi spasimanti dietro la maschera di fiamme dell’incendio doloso che tu stessa hai appiccato, di cui io aspiro il fumo d’acero che sale dalle tue risate di guerra e dalle sferzanti risposte che offendono gli infingardi e i tiepidi e i falsi timidi….  

 

È sempre a quel punto del sogno che me ne vado dalla casa -che si addensa delle inevitabili pratiche che sono il fine della sua costituzione- prima che si corrompa il pensiero di te cosicché tu possa restare fonte di immaginazione. Ho un intelletto deformato da privilegi borghesi che mi causano queste ristrette vedute. 

 

Peraltro almeno non ho bisogno di vederti sfolgorare in carnali splendori, per cogliere come sia stato che da tempo gli ideali platonici mi si sono ridotti in briciole. È stato, per la precisione, quando tu m’hai tolto l’ottusità di quelle fantasie maschili dolciastre e scontate in proposito alla natura femminile.

 

Mi hai aiutato ad immaginare, con estenuante anticipo, la fragranza di una torta di tante sottili sfoglie sovrapposte quanti saranno “i giorni che avremo lontani da qua” promettevi. “Una volta che avrò sbrigato i compiti che i tuoi sospetti (più pruriginosi che turpi) m’hanno assegnato.” Mi rimproverasti.

 

Difficile, impossibile (dunque inutile), se non fosse infine addirittura dannoso, assolvere con formula piena questa mia mentalità maschile dai torti di cui si è caricata ai tuoi danni.

 

“Un maschio pentito resta pur sempre esempio di un inutile ma indispensabile fulgore.” hai detto in conclusione libera dalla mie cretinerie.

 

E il riflesso dei miei anni, a queste tue parole, s’è battezzato nell’acqua pulita di tue impreviste gioiose pretese.   

 

Questi tuoi “…ancora!” sorprendentemente rivolti a me, redimono una natura che resta imperdonabile, perché ho avuto la castità di procrastinare il mio desiderio fino alla fine cui l’hai portato.

 

E mi somministri quanto hai serbato di te: una goccia di resina medicinale che serve per uno.

 

“Perché tanto uno solo si ama!”


come soffia il tempo
e però

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