besame mucho

9 Settembre 2011 Lascia il tuo commento

besame mucho

Dunque l’agosto era passato come un primo anno di vita essendo stata la nostra separazione una nascita cui non era seguita l’uccisione. Cui non era seguita come sempre -bisogna dire- una uccisione. Cui non era seguita una azione fatale della mente che viene designata ormai da tempo, dai più accorti specialisti, pulsione di annullamento.

La musica del pianoforte suggerisce baci forti come parole ad alta voce di quando lavorando sul grattacielo dei ricchi – e che dunque noi non abiteremo – si grida al cielo la rabbia sociale e la felicità di spergiurare vendette che non agiremo mai. Ma tant’è: vuoi mettere la speciale capacità di galleggiare sulle vertigini dipingendo il proprio cuore affamato nelle nervature di fusione delle travi di acciaio !

Baciami dice la canzone che fa da base al pensiero che deve necessariamente ripercorrere le tracce di una realtà mai cosciente e può solo tornare come fantasia: questo infatti è perché non si può riportare alla coscienza quanto cosciente non era mai stato, essendo arrivato in noi per le vie di una diversa percezione: una percezione che non era introiezione.

Primo anno di vita iniziato alla separazione di fine luglio oggi termina al ritorno di noi. Il ritorno è uno svezzamento e la musica forte dice – nel chiedere forte baciami  e appassionatamente e continuamente – che tutta la vita ruota intorno ai periodi di mancanza di te. E mentre vai lontana scomparendo resta la vita essenziale.

La vita essenziale al tramontare di noi: le tue ineguagliabili ascensioni in nuvole di porpora e d’oro del profumo che indossi svoltando l’autostrada della mia attesa è il primo anno di vita, una nascita che mi introduce alla comprensione inconscia della realtà. Il senza di noi è l’idea inaugurale di un tempo che si pronuncia primo anno.

Comincia con la nascita di una partenza e finisce con il bacio, l’attività della bocca che, avendo succhiato il tuo amore lontano, adesso descrive con le parole quanto volevo dire mentre non c’eri che era stato silenzio. E’ silenzio che diventa immagine di appassionata ripresa del lavoro e del fare assieme.

Forse è trasformazione del setting di una cura di cui si ha bisogno, nel metodo di una ricerca che si sceglie perché si sa che potremmo vivere anche senza questa ricerca.

Potrei vivere anche senza di te. Questo è. E tu da oggi mi amerai sapendo che scegliere di starti vicino non è un merito per cui tu mi debba qualche cosa.


Tag: , , ,

Categoria:

la ford T, l'immagine, il lavoro, il pensiero e l'azione sociale
balene

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.