aspirazione a linguaggi misurati

19 Novembre 2017

martedì 19 novembre 2017

“La modele dans l’atelier” – Picasso – 1954

La ricerca è se siamo arrivati, senza averne coscienza, al punto che si vorrebbe misurare il linguaggio di cui misurabile è solo la scandalosa imprevedibilità. Lungo la via delle proposizioni, come fossero la nostra vita, scegliamo parole come a dire “è fatta, indietro non si torna”.

Sempre, quando prendiamo decisioni, indietro non si torna: da qualsiasi cosa stessimo allontanandoci la decisione chiude le porte del calore dietro noi.

Il dubbio che precede ogni scelta, le esitazioni, sono accenni: piccoli delicati morsi al tuo labbro inferiore nel baciarti, perché tu intuisca sotto i miei denti, il piacevole dolore che è amarti dovendo rinunciare a mangiarti intera.

A parte l’esotico procrastinare del dubbio in quei gesti accennati, ogni scelta è una pietra angolare tra l’erba del campi di fronte casa. Parallelepipedo secolare e irregolare, metafora del volume del tempo precedente.

Le pietre ci separano da tutto quello che non potremo più tradire con una inversione.

Per questa natura della nostra mente di essersi forgiata al fuoco dell’irreversibile amore, e non per una ragione morale, non si dovrebbe più confidare nei vantaggi delle menzogne.

Ogni volta che mentiamo non ci rendiamo conto che dalla scelta di mentire non si torna. Nasconde e svela una scarsa presa sulla realtà chi nascondendo le cose si comporta come se quanto occultato non sia mai stato.

Approssimazioni, esclusioni e parzialità sono bugie, a loro modo. Cercare di esprimere con il minimo di proposizioni l’inestimabile del pensiero fa pulizia del campo di indagine.

E comunque chi si prende cura degli altri -mi risulta oggi chiaro – sarebbe migliore se ambisse alla modestia.


la terra nuova
le mani di lei

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