arco di umanità

11 Aprile 2011 Lascia il tuo commento

arco di umanità

Su un delicato strato dei chicchi di grano gira la macina tonda del mulino che qualcuno ha attivato presto appena prima di adesso. Ho lo scenario della commedia e la prosecuzione. La certezza che il digiuno del rifiuto era caduto quasi nella malattia perché se il sorriso che era una curva nuova mai vista fosse durato appena di più si sarebbe detto un preludio e una sospensione pericolosa sull’inerzia degli ebeti irraggiungibili. Nel corpo che si sveglia nessuna parola solo il brusio della gloria dei corpi cenciosi delle masse pre-rivoluzionarie e prima ancora il mutismo nei lazzaretti le stragi della rivolta controriformista il lavoro affaccendato geniale e confuso delle alchimie fiabesche. Nel risveglio c’è sempre la protesta ridente che arriva davvero al cielo al mondo delle nuvole abitato di intere famiglie dove dall’inizio e anche prima a qualsiasi ora del giorno e della notte si accolgono richieste di grazia e intercessioni e suppliche: altro che sogni striminziti da psicanalisti avari. Il riferimento al digiuno apriva all’estasi all’orgasmo alla santità ribelle mostrando a chi fosse in grado di osare le meraviglie dei tatuaggi secolari sulla pelle dei martiri affrescata con scene di presepi scientifici.

I mercanti viaggiatori di stamani portano la letteratura di notizie che sono messa in scena di sogni dei molti giorni del viaggio fino a qui, e che verranno di nuovo letteralmente messe in tragedia dramma e recitazione la prossima notte. La vita anche, stamani, come sempre eccola tutta solo pensiero medievale: pensiero-passione che si aggiusta addosso al sogno. Sogno e pensiero amanti nel granaio e la curva del sorriso che cambia quanto è necessario per muovere la macchina della coscienza. Veniamo sollevati via dal pericolo da gigantesche libellule. Portati lontano dalla sospensione indefinibile del sonno malato di una coscienza buia, che per una durata eccessiva di momenti ci lasciava a cuocere al fuoco freddo dell’inerzia di ebeti inaccessibili. Tuttavia, nella specie, con il tempo più consapevole, il bisogno di sonno si dilaterà, per realizzare la tolleranza delle durate che nel buio e nel silenzio garantiscono una irragionevole felicità. Per rendere conto dell’arco di umanità che va dal sorriso armato di un conoscente invidioso, alla fila degli schiavi sotto il sole che -chini in avanti- muovono la macina dei giorni dei sogni e degli amori.

Il corpo che dorme – poiché ha l’immagine del sogno – non è sovrapponibile alla macchina muscolare che compie il lavoro indispensabile per la sopravvivenza della specie bruciando l’energia dell’ossidazione dei cibi nel movimento e nel calore del corpo.

Il corpo che dorme vive senza realizzare nel pensiero il bisogno del cibo e della forza anonima che spinge alla appropriazione di ricchezze di sabbia: cosicché si può parlare di una condizione di riposo per via che nel sogno del sonno permanere implicita l’immagine potente della libertà.


alla mia tavola un angelo
salsa di mare

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