angelo incustodito

15 Marzo 2011 Lascia il tuo commento

angelo incustodito

Ingeborg Bachmann -per quel che mi riguarda- appartiene alla specie degli ‘angeli incustoditi’. Nascono immagini chiare dentro di loro: “..i fatti concreti di cui si compone il mondo -hanno bisogno di ciò che concreto non è per poter essere così riconosciuti.” (Il libro Franza – pag. 171)

Il caffè non riflette il volto alle spalle dell’angelo incustodito. Di chi forse da sempre vorrebbe dirci altro. Intanto vado a riprendere il mio zaino di risvegli in pelle forte, con i libri, le compresse, i respiri, una maglia, oggi, le briciole e il confine.

Tu: leggi di una goccia di vino sul dorso della mano e che nessuna forza può spostarla di là -se non le labbra. Io: sono il tram sgangherato godo l’ingiustizia della disuguaglianza della differente distribuzione dell’avanzare su una linea – obliqua, se si tratta di parole tra noi.

Certo che non ritengo una critica ma una verità evidente che ci si nasconde per essere trovati e non per sparire. Lo si fa per essere la pietanza o almeno una tovaglia di lino. Più di parlare tuttavia è scrivere: puoi sempre risalire abbracciare trovare toccare.

Con le parole pronunciate restano solo mucchi di sabbia e gabbiani immangiabili. Ho chiamato parole ogni amore perché -che potevo farci- ad ogni angolo mi pareva apparissero e mi veniva di pensare diverso da prima. Così.

Poi gli angoli di strada si sono affilati, e ci taglio il pane, che mi serve nella mano per le parole ‘disaccordo’ e ‘solitudine’. Ma nessun discorso fatto da solo resta. Forse -addirittura- esce sopra i capelli silenzioso e fa il vento, il raggio notturno, e il gomitolo solare.

Basta sempre una parola – come sempre – che si sia salvata. I salvati hanno il fascino di spogliarci senza che si muoia di freddo o vergogna. Intanto sulla linea del tempo la ricchezza delle tue suggestioni ha la capacita’ di spiazzarmi da dove stavo. Di fare spazio per me.

‘Fare spazio’ ha un significato differente dal solito, perché il pensiero, nella sua fisiologia essenziale, è poesia e questa – dunque – non è una metafora. Il pensiero dentro me è metà mondo, noi, poesia, identità, tovaglie di lino, linee oblique, disuguaglianze, parola.

L’altra metà del mondo -la realtà esterna- sono oggetti materiali ben noti, e creature animali, e poi il disegno dello specifico universale, alla base della rintracciabilità di quanto è umano nei volti di donne e uomini sconosciuti.


mirra e coriandolo
viene in mente

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