a tribute to massimo fagioli

22 Marzo 2011 Lascia il tuo commento

a tribute to massimo fagioli

Fare riferimento con l’arroganza di libri e film sparsi e le cose ricordate: la ricreazione della memoria nelle proprie parole. Sviluppare l’allegria della generazione di un certo pensiero. Un pensiero già pensato scoperto sviscerato che può restare amatissimo quando appare lontano e di nuovo si avvicina.

E’ quasi tutto nell’attimo iniziale. Una conoscenza degli eventi mentali che originano il tempo ci permette di prendere parte alla situazione ed agire. Tutto ciò che è decisivo lo è  prima di tutto per sé. Poi le cose prendono a muoversi. Mentre le giostre sono furbe ripetizioni di un movimento apparente in uno stagno.

Noi, al contrario, ci ‘creiamo’ a vicenda. E tenerti mi piace. Realtà aumentata, sei sempre dove ti aspettavo. E’ importante che tu compaia perché i miraggi sono l’unica scenografia possibile: nei deserti la velocità e’ l’orizzonte. L’arancia sta sul palmo e tu mi accordi te. Immagine bianca, desertica, desertificata.

La velocità è una ‘cosa’ un sasso grigio di spiaggia una pietra magica liscia e l’universo di miracolati. Mi fido della tua velocità e so tenerti come quel sasso in una tasca dei pantaloni. Tra le dita della sinistra. Sapere non riguarda dati freddi. Esclusi i riferimenti -come detto- è l’arroganza la scienza della conoscenza.

Parole magrezza onestà e ridere per mettere in azione la giostra. Eh si, è proprio vero, la voce se ne va nel lavoro, si allontana insieme al pensiero oggettivo. In assenza di oggetti verbali il pensiero è una funzione silenziosa. Insomma, voglio dire che è l’immagine stessa -l’immagine ‘assoluta’- di ‘fisiologia’.

Il pensiero di ‘immagine’ è idea della fisiologia della integrità di tutte le funzioni e azioni del pensiero medesimo. Bisogna lavorare e sperimentare la voce che se ne va e gli oggetti pensati che si allontanano e spariscono oltre il mare e le figure dei concetti, che potevano corrispondere a certe parole precise, come figure che alla fine scompaiono.

L’immagine – corrispondente alla parola ‘fisiologia’- corrisponde alla sanità della (parola) ‘immagine’. Alla base della possibilità di pensare non c’è alcuna precedente immagine o pensiero. C’è la vitalità. Essa è una qualità fisica della materia che si realizza nel canale del parto a partire da una forma di esistenza biologica indifferenziata.

La parola vitalità è stata scoperta-pensata come vicenda di trasformazione dei comportamenti fisici della materia nella specie umana alla nascita. La sua attuazione non comporta genesi di una immagine perché è prima dell’attività del pensiero. Aver portato con il pensiero la (parola) vitalità al momento della nascita umana, è una scoperta scientifica.

A tribute to Massimo Fagioli.


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